SANTI SOPPRESSI DALLA MAFIA RAZZISTA EBRAICA

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SAN SIMONINO DA TRENTO

BEATO ANDREA DA RINN

BEATO LORENZINO DA MAROSTICA

SAN DOMENICO DEL VAL

SAN CRISTOFORO



L’OMICIDIO RITUALE EBRAICO

Nel lontano 1893, la prestigiosa rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica, pubblicò una serie di articoli sulla morale giudaica a cura del Padre Oreglia s.j.. Nel primo di essi, questi affermava: «NOI NON SCRIVIAMO NELL’INTENTO DI ACCENDERE [...] L’ANTI-SEMITISMO, ma di dare piuttosto agli italiani l’allarme, perché si mettano sulle difese contro chi ne osteggia la fede, ne corrompe il costume e ne succhia il sangue, al fine di ammiserirli, dominarli e renderli schiavi» (1). Già Dante Alighieri aveva cantato: «[...] uomini siate, e non pecore matte, sì che ‘l giudeo di voi tra voi non rida!» (2). Anche per me che scrivo su questo scottante argomento (dell’omicidio rituale) il fine non è certo quello di fomentare l’antisemitismo (condannato dalla Chiesa e quindi anche da me) ma solo quello di fare un po’ di luce su un tema tanto misterioso. «Proclamata la libertà dei culti, e concessa anche ai giudei la cittadinanza, questi seppero avvantaggiarsene per tal forma, che di nostri eguali, divennero ben tosto padroni. Infatti, chi oggi dirige la politica è LA BORSA, e questa è in mano ai giudei; chi governa è LA MASSONERIA, e anche questa è diretta dai giudei; chi volge e rivolge a suo senno l’opinione pubblica, è LA STAMPA, e questa è altresì in gran parte ispirata e sussidiata dai giudei» (3). «Ecco ci dirà taluno, la ragione dell’antipatia che a tutti ispirano i giudei [...]. Sì, questa è una delle cagioni - continua La Civiltà Cattolica - ma non è l’unica, né la principale. Avvenne un’altra più occulta, più misteriosa, e che in sé comprende tutte le altre [...]. LA CAGIONE cui alludiamo È UN ODIO CONTRO IL CRISTIANESIMO, IMPOSTO AI GIUDEI PER LEGGE, odio che giunge fino a giustificare a nostro danno ogni sorta di delitti» (4).

LA MORALE GIUDAICA È LA CAUSA PRINCIPALE DELL'ODIO DEI GIUDEI CONTRO I NON - GIUDEI
«La prima e principale cagione dell’avversione dei giudei contro i non giudei, e massime contro i cristiani, si ha da rintracciare, cosa incredibile a dire, nella loro stessa morale e religione; la quale NON È PIÙ LA MOSAICA, MA Sì LA TALMUDICA O RABBINICA, foggiata a capriccio dagli scribi e farisei, bugiardi interpreti della legge».(5) Vediamo allora che cosa dice il Talmud sui cristiani: «IL CRISTIANO è omicida, immondo, sterco, dato alla bestialità; il suo solo incontro contamina anzi NON È PROPRIAMENTE UOMO, MA BESTIA» (6). «Posto questo bel concetto che i giudei hanno di noi [...], sarà da stupire che essi facciano un dovere di cospirare perpetuamente contro di noi? Se ci reputano bestie in sembianza umana, e bestie da Dio destinate a servirli, è naturale che ci trattino, ove lo possano, da bestie» (7). Il precetto dell’amore del prossimo (comandato dalla legge naturale e da quella mosaica) non è - secondo il Talmud - un precetto universale, ma è ristretto ai soli giudei e ai loro amici. «Senonché Maimonide [...] trova modo di salvare capra e cavoli, dicendo «essere LECITO FAR DEL BENE ANCHE AI CRISTIANI, però QUANDO NE PUÒ VENIR VANTAGGIO AD ISRAELE, o quando questo può giovare alla sua tranquillità e a meglio celare l’inimicizia verso i cristiani» (8). Anche recentemente, in Israele, il rabbino Josef Ovadia si poneva la questione: «Se un ebreo può permettersi di infrangere il sabato per salvare la vita ad un gentile, ad un non-ebreo. In merito non ha avuto dubbi, in una conferenza ha sostenuto che un ebreo può contravvenire al sabato se può salvare la vita di un non ebreo. Anzi deve farlo, ANCHE SE LA LEGGE EBRAICA PRESCRIVE [...] CHE IL SABATO PUÒ VENIR VIOLATO SOLO PER SOCCORRERE UN ALTRO EBREO. Ovadia infatti sostiene che il mancato intervento di un ebreo nel salvare un non-ebreo il sabato, potrebbe ritorcersi contro la comunità ebraica, rinvigorendo le critiche contro il suo stile di vita. Pertanto, secondo Ovadia, IL SALVARE UN NON-EBREO, anche di sabato, INDIRETTAMENTE PUÒ ESSERE CONSIDERATO UN ATTO LECITO come quello compiuto da chi salva un correligionario in quel giorno santo» (9). Il Sanhedrin afferma che «UN GIUDEO deve reputarsi QUASI EGUALE A DIO! Tutto il mondo è suo, tutto deve a lui servire, specialmente LE BESTIE CHE HAN FORMA DI UOMINI, CIOÈ I CRISTIANI» (10). «Ora, mirate le conseguenze che scaturiscono da questi bei principi, -riprende La Civiltà Cattolica- tutti i nostri beni appartengono ai giudei, poiché essi solo sono uomini, e perciò hanno diritto di possedere quindi il Talmud [...] dichiara lecita ai giudei L’USURA verso i cristiani (11), la frode (12), il furto (13), e la rapina» (14). Ed ancora: «Considerate I CRISTIANI -dice il Talmud- come BESTIE E ANIMALI FEROCI E TRATTATELI PER TALI. Non fate né bene né male ai gentili, ma mettete tutto il vostro ingegno e il vostro zelo per distruggere i cristiani» (15). Maimonide, uno dei loro massimi dottori, insegna loro che «OGNI GIUDEO, IL QUALE NON UCCIDE UN NON GIUDEO, VIOLA UN PRECETTO NEGATIVO» (16). «IL GIUDEO CHE UCCIDE UN CRISTIANO OFFRE A DIO UN SACRIFICIO ACCETTO» (17). La Civiltà Cattolica conclude così: «Dunque delle due l’una: o essi (i giudei, ndr) mandano al diavolo il loro Talmud con tutti i suoi commenti, che sono un insulto al buon senso ed un oltraggio alla stessa legge naturale, ovvero si rassegnino ad essere in uggia ed in abbominio a tutte le altre nazioni, massime cristiane» (18). A tale riguardo, vedasi anche H. DESPORTES (19), e A. MONNIOT (20), ed anche L. FERRARO (21).

LA MORALE GIUDAICA E IL MISTERO DEL SANGUE
«Vi è un rito religioso del giudeo disperso, d’un carattere eccezionale, che esce, con un rilievo terribile, dalla categoria dei riti ordinari, e che ha acquistato nella storia una celebrità sinistra; vogliamo parlare dell’OMICIDIO RITUALE o del SACRIFICIO UMANO [...]. In ricordo di Cristo crocifisso, per dare al crimine del Calvario, fino alla fine dei tempi, con un memoriale orribile, una sorta di prolungamento indefinito, il giudeo ha santificato, ogni volta che lo ha potuto, ogni anniversario del Deicidio, mediante l’immolazione di un cristiano. TRATTARE DELLA QUESTIONE GIUDAICA E TACERE SULL’OMICIDIO RITUALE, SIGNIFICHEREBBE OMETTERE CIÒ CHE VI È DI PIÙ IMPORTANTE NEL PROBLEMA [...]. In nessun posto la luce della storia è più necessaria, poiché in nessun posto la menzogna ha fatto di più, per creare la notte» (22). Cerchiamo allora di far luce dove si è voluto far notte. «Da quattro capi noi dedurremo le nostre prove; dalle deposizioni giuridiche fatte innanzi ai tribunali da giudei convinti e confessi di omicidi e infanticidi commessi a scopo di religione; dalle rivelazioni di Rabbini convertiti alla nostra fede; da documenti storici e finalmente dalla testimonianza tradizionale» (23).
EBREI CONFESSI IN TRIBUNALE DI OMICIDIO RITUALE
La Civiltà Cattolica tra i molti processi fatti agli ebrei per assassinio rituale in Francia, Italia, Spagna, Inghilterra, Germania, Baviera, Ungheria, Lituania e Polonia, senza parlare poi dei Paesi orientali, ricorda soprattutto quelli di Trento (sec. XV) e quello di Damasco (sec. XIX). «Orbene - afferma la prestigiosa rivista dei gesuiti - se raffrontisi i due processi, nel primo dei quali sono otto e nel secondo sedici i rei convinti e confessi, oltre al buon numero di testimoni tutti giudei, vedrassi con maraviglia come, malgrado la distanza di quattro secoli che li divide, le confessioni e le testimonianze disposte in essi, quanto al rito e all’uso del sangue cristiano, si corrispondano a capello...
1) Dai due processi comparati insieme, risulta con evidenza che L’ASSASSINIO DI UN CRISTIANO non solamente è riputato lecito, ma È COMANDATO ai giudei DALLA LEGGE TALMUDICA-RABBINICA...
2) LO SCOPO DEL DETTO ASSASSINIO non è solamente far onta a Cristo e danno al cristianesimo, [...] ma SOPRATTUTTO ADEMPIERE UN DOVERE RELIGIOSO, qual'è celebrare degnamente le due feste del Purim e della Pasqua, facendo uso in esse di sangue cristiano...
3) Nelle feste del Purim, per avviso dei rabbini, [...] si può far uso del sangue di qualsivoglia cristiano, ma per le feste di Pasqua vuol essere il sangue di un fanciullo cristiano che non abbia oltrepassato i sette anni di età...
4) Le azzimelle, giudaicamente ammanierate con quel saporetto di sangue cristiano, regalansi nelle feste del Purim ai non-giudei, massime a quei cristiani che fossero (così per modo di dire) conoscenti ed amici; ma nelle feste pasquali mangiansi per ben sette giorni dai soli giudei.
5) Questo è IL SEGRETO DEL SOLO PADRE DI FAMIGLIA, cui spetta introdurre nella pasta degli azzimi, all’insaputa della moglie e dei figlioli, un po’ di sangue cristiano fresco o coagulato e ridotto in polvere.
6) Egli deve altresì nella cena pasquale versare qualche goccia di sangue nel vino che mesce alla famiglia e benedirne anche la mensa!
7) Il sangue è migliore e il sacrificio del fanciullo è più accetto a Dio [...], quando si fa nei giorni prossimi alla Pasqua.
8) PERCHÉ IL SANGUE DI UN BAMBINO cristiano sia acconcio al rito e PROFICUO ALLA SALUTE DELL’ANIMA GIUDAICA, CONVIENE CHE IL BIMBO MUOIA TRA I TORMENTI [...].
9) L’USO RITUALE E IL MISTERO DEL SANGUE sol si trova scritto NEI CODICI orientali, mentre negli OCCIDENTALI VENNE SOPPRESSO per tema dei governi cristiani e SOSTITUITO DALLA PRATICA E TRADIZIONE ORALE» (24). Queste sono le conclusioni tratte dalle confessioni dei rabbini e degli altri ebrei esaminati nei due processi di Trento e di Damasco. Chi volesse accertarsene può leggere per esteso il resoconto dei processi di Trento e di Damasco pubblicati dal La Civiltà Cattolica, serie II , voll. VIII-IX-X, nella Cronaca sotto la rubrica Roma (1881-1882). Per il processo di Damasco, si veda anche: ACHILLE LAURENT, Relation historique des affaires de Syrie, depuis 1840 jusqu'en 1842. Ormai quasi introvabile. Ed anche: ACELDAMA, Processo celebre contro gli ebrei di Damasco, Premiato stab. Tipografico G. Dessì, Cagliari-Sassari, 1896.
LE RIVELAZIONI DEI RABBINI CONVERTITI AL CATTOLICESIMO
Si trova conferma delle conclusioni tratte dalle confessioni rese durante i processi anche nelle rivelazioni fatte dai rabbini convertiti alla nostra fede. La Civiltà Cattolica cita soprattutto l’autorità di tre rabbini convertitisi: Paolo Medici, Giovanni da Feltre e Teofilo, monaco moldavo. «Paolo Medici nella sua opera intitolata RITI E COSTUMI DEGLI EBREI (25), confermò le frequenti uccisioni di fanciulli cristiani; Giovanni da Feltre dichiarò solennemente innanzi al podestà di Milano l’uso che i giudei facevano del sangue cristiano (26); e Teofilo ne spiega il mistero nelle sue rivelazioni scritte in lingua moldava e rese di pubblica ragione nel 1803, poscia ridotte in greco e pubblicate nel 1834 a Napoli di Romania da Giovanni de Giorgio, e finalmente tradotte in italiano dal Prof. N.F.S. e pubblicate a Prato nel 1883 sotto il seguente titolo: IL SANGUE CRISTIANO NEI RITI EBRAICI DELLA MODERNA SINAGOGA [...] L’ex rabbino moldavo, [...] confessa il rito sanguinario e l’uso che egli stesso, prima della sua conversione, aveva fatto del sangue cristiano [...]. «Cotesto segreto del sangue, egli dice, non è conosciuto da tutti gli ebrei, ma dai soli Kakam (dottori) o rabbini, e dagli scribi e farisei, che perciò si chiamano conservatori del mistero del sangue» [...]; questi SOLO A VOCE LO COMUNICANO AI PADRI DI FAMIGLIA, i quali lo tramandano a quel figliuolo che conoscono più capace del segreto, atterrendolo con orrende minacce dallo svelarlo altrui. E qui conta come a lui stesso lo rivelasse il padre suo: «Quando io pervenni all’età di 13 anni, mio padre presomi da parte, da solo a solo, dopo avermi istruito e sempre più inculcato l’odio contro i cristiani, come cosa da Dio comandata, fino ad ammazzarli e raccoglierne il sangue [...]. Figlio mio, mi disse, [...] ti ho fatto il più intimo mio confidente ed un altro me stesso; e messami una corona in capo, mi dié la spiegazione del mistero e soggiunse esser quello cosa sacrosanta, rivelata da Dio, e comandata agli ebrei; e che quindi io ero stato messo a parte del segreto più importante della religione ebraica». Seguono poscia gli scongiuri e le minacce, di maledizione a lui fatte, ove avesse violato il segreto, nonché il precetto di non comunicarlo neppure alla madre, né alla sorella, né ai fratelli né alla sua futura moglie, ma soltanto a quello dei suoi figliuoli che gli paresse più zelante, il più savio per custodire il segreto [...]. Gli ebrei, dice Teofilo, sono più contenti quando possono ammazzare i bambini perché sono innocenti e vergini, e quindi perfetta figura di Gesù Cristo; li ammazzano a Pasqua, acciocché possano meglio rappresentare la passione di Gesù Cristo» (27).
I MOTIVI DI CREDIBILITÀ DI TEOFILO MOLDAVO
«Sarebbe del tutto irragionevole non prestar fede alle rivelazioni dell’ex rabbino moldavo, in primo luogo perché chi le ha scritte è un testimone che conosce a menadito quanto ci rivela; infatti Teofilo fu lui stesso rabbino ed imparò fin da tredici anni tali misteri. Secondo, depone contro se stesso, avendo confessato di aver lui stesso fatto uso frequente di sangue cristiano. In terzo luogo, non ignorava che con tali rivelazioni si esponeva al rischio di venir ucciso e tuttavia volle farlo lo stesso per debito di coscienza e per carità verso i cristiani. In quarto luogo, perché le sue rivelazioni concordano quanto alla sostanza colle confessioni fatte ai giudici dai giudei nei succitati processi» (28).
LA STORIA
«Non ci troviamo d’innanzi ad uno od un altro scrittore, bensì davanti a tutto un popolo di storici, di analisti e di scrittori di tempo, di luogo e di nazione differenti; cotalché sarebbe cosa assurda il supporre che tutti si sieno insieme indettati a falsare i fatti a danno dei giudei [...]. Tali sono tra gli altri i Bollandisti, il Baronio, il Rhorbacker [...]» (29).
ELENCO CRONOLOGICO DEGLI ASSASSINII PIÙ CONOSCIUTI COMMESSI DAI GIUDEI
- Anno 1071. A Blois (30), un bambino crocefisso poi buttato nel fiume. Il Conte Teobaldo fa bruciare gli ebrei colpevoli. - 1114. A Norwich in Inghilterra (31), Guglielmo, fanciullo di dodici anni, è attirato in una casa ebrea, e colà crocifisso in mezzo a mille oltraggi il dì di Pasqua, e perché meglio rappresentasse Gesù Cristo sulla Croce, vennegli ferito al fianco. - 1160. A Glocester (32), gli ebrei crocifiggono un bambino. - 1179. A Parigi (33), il fanciullo Riccardo viene immolato nel Castello di Pontoise il Giovedì Santo; ed è onorato come Santo a Parigi. - 1181. A Parigi (34), San Rodberto, fanciullo, viene ucciso dagli ebrei verso le feste di Pasqua. - 1182. I giudei a Pontoise crocifiggono un giovanetto dodicenne, per cui vengono espulsi dalla Francia. A Saragozza (35), accade lo stesso a Domenico del Val. - 1236. Presso Hagenau (36), tre fanciulli di sette anni sono immolati dagli ebrei in odio a Gesù Cristo. - 1244. A Londra (37), un fanciullo cristiano viene martirizzato dagli ebrei; e si venera nella Chiesa di S. Paolo. - 1250. In Aragona (38), un fanciullo di sette anni viene crocefisso circa nel tempo della Pasqua ebraica. - 1255. A Lincoln (39), Ugo fanciullo rapito dagli ebrei viene nutrito fino al giorno del sacrifizio. Molti ebrei convengono da varie parti dell’Inghilterra, e lo crocifiggono, rinnovando in lui tutte le scene della Passione di N. S. come ci narrano Mathieu Paris e Capgrave. Weever ci fa sapere ancora che i giudei delle principali città d’Inghilterra rapivano fanciulli maschi per circonciderli, poscia in onta a Cristo coronavanli di spine, flagellavanli e crocifiggevanli (40). - 1257. A Londra (41), un fanciullo cristiano immolato da’ giudei. - 1260. A Wessemburg (42), un fanciullo ucciso dagli ebrei. - 1261. A Pfortzeim Bade (43), una bambina settenne strozzata poi dissanguata ed annegata. - 1283. A Magonza (44), un bambino venduto dalla sua balia agli ebrei e da questi UCCISO. - 1285. A Monaco (45), un fanciullo viene dissanguato. Il suo sangue serve di rimedio agli ebrei. Il popolo brucia la casa dove gli ebrei si erano rifugiati. - 1286. A Oberwesel sul Reno (46), Wernher quattordicenne martirizzato per tre giorni con ripetute incisioni. - 1287. A Berna (47), Rodolfo giovanetto ucciso nella Pasqua dagli ebrei. - 1292. A Colmar (48), un fanciullo ucciso come sopra. - 1293. A Crems (49), un fanciullo immolato dagli ebrei, due degli uccisori sono puniti, gli altri si salvano a forza d’oro. - 1294. A Berna (50), un altro fanciullo svenato dai giudei. - 1302. A Remken, lo stesso (51). - 1303. A Weissensee di Turingia (52), Corrado Scolaro, figliuolo di un soldato, dissanguato con incisioni alle vene. - 1345. A Monaco (53), il Beato Enrico crudelmente ucciso. - 1401. A Diessenhofen di Wurtemberg (54), un fanciullo di quattro anni comprato per tre fiorini e dissanguato dagli ebrei. Qui notisi che nel processo fattosi per cotesto assassinio, l’ebreo accusato confessò «che ogni sette anni tutti gli ebrei hanno bisogno di sangue cristiano. Un altro rivelò che il cristiano assassinato doveva essere minore di tredici anni. Un terzo disse che si servivano di quel sangue nella Pasqua; che ne facevano seccare una parte per ridurla in polvere; e che se ne servivano pei loro riti religiosi (55): È cosa notevole che le stesse confessioni e rivelazioni siano state fatte dagli ebrei a distanza di molti secoli ed in paesi lontanissimi: a Trento, in Moldavia, in Svizzera nei secoli XIV e XVIII; secondo che già si vide più sopra. - 1407. Quivi pure un altro fanciullo ucciso; donde una sommossa popolare e lo scacciamento degli ebrei (56). - 1410. In Turingia (57), sono cacciati gli ebrei per delitti contro fanciulli cristiani. - 1429. A Rovensbourg (58), Luigi Von Bruck, giovanetto cristiano, viene sacrificato dai giudei mentre li serviva a tavola tra la Pasqua e la Pentecoste: il suo corpo viene trovato ed onorato dai cristiani. - 1454. In Castiglia (59), un fanciullo è fatto a pezzi ed il suo cuore cotto per cibo. Per questo ed altri simili delitti gli ebrei vengono poi cacciati dalla Spagna nel 1459. - 1457. A Torino (60), un giudeo è colto nell’istante medesimo, in cui sta per iscannare un fanciullo. -1462. Presso Inspruk (61), il Beato fanciullo Andrea nato a Rinn, viene immolato il 9 luglio dagli ebrei che ne raccolgono il sangue. - 1475. A Trento, il celebre martirio del B. Simoncino, di cui esistono i processi originali; dai quali apparisce che gli ebrei di Trento, rei dell’assassinio rituale del B. Simoncino, ne rivelarono molte altre dozzine da loro e dai loro correligionari commessi allo stesso scopo rituale nel Tirolo, nella Lombardia, nel Veneto ed altrove in Italia, Germania, Polonia, ecc. ecc. - 1480. A Treviso (62), si commette un delitto simile al precedente di Trento. - 1480. Assassinio del B. Sebastiano da Porto Buffole nel Bergamasco. - 1480. A Motta di Venezia (63), un fanciullo viene immolato il Venerdì Santo. - 1486. A Ratisbona (64), sei fanciulli vittime degli ebrei. - 1490. A Guardia presso Toledo (65), un fanciullo crocefisso. - 1494. A Tyrman in Ungheria (66), un fanciullo rapito e dissanguato. - 1503. A Waltkirch in Alsazia (67), un fanciullo di quattro anni, venduto da suo padre agli ebrei per dieci fiorini, col patto che gli fosse restituito vivo dopo averne cavato sangue. Gli ebrei lo uccisero dissanguandolo. - 1505. A Budweys (68), fatto simile. - 1520. A Tyrnau ed a Biring (69), due fanciulli dissanguati. Perciò furono allora cacciati gli ebrei dall’Ungheria. - 1540. A Suppenfeld in Baviera (70), Michele di quattro anni torturato per tre giorni. - 1547. A Rave in Polonia (71), il figlio di un sarto sacrificato da due ebrei. - 1569. A Witow in Polonia (72), Giovanni di due anni venduto per due marchi all'ebreo Giacomo di Leizyka, è da lui crudelmente ucciso. Altri fatti simili accaduti a Bielko ed altrove. - 1574. A Punia in Lituania (73), Elisabetta di sette anni assassinata dall’ebreo Gioachino Smerlowiez il martedì prima della domenica delle Palme, il suo sangue vien raccolto in un vaso. - 1590. A Szydlow (74), un fanciullo scomparso, trovossone il cadavere dissanguato con incisioni e punture. - 1595. A Gostin (75), un fanciullo venduto agli ebrei per essere dissanguato. - 1597. Presso Sryalow (76), un fanciullo ucciso. Col suo sangue gli ebrei aspergono la nuova Sinagoga per consacrarla. - 1650. A Caaden (77), un fanciullo di cinque anni e mezzo chiamato Mattia Tillich vi è assassinato l’11 marzo. Questo storico annovera altri fatti simili accaduti a Steyermarck, Karnten, Crain, ecc. - 1655. A Tunguch in Germania (78), un fanciullo assassinato. - 1669. A Metz (79), un fanciullo di tre anni rubato dal giudeo Raffaele Levi, è crudelmente assassinato. Il suo cadavere fu trovato orribilmente mutilato. Il reo venne arso vivo per sentenza del Parlamento di Metz il 16 giugno 1670. - 1778. Di parecchi fanciulli uccisi dagli ebrei nel decimottavo secolo fa menzione il Journal historique et litteraire del 5 gennaio 1778 a pag. 88 e del 15 ottobre del medesimo anno, a pag. 258. - 1803. Possiamo a buona ragione porre qui in primo luogo questa data 1803, poiché in quest’anno uscì la prima volta alla luce il libretto di Teofito o Neofito. Esso vale storicamente più di molte altre autorità per dimostrare che gli ebrei sempre usarono, usano e debbono usare (se pure sono ebrei osservanti) il sangue cristiano nei loro riti. - 1810. Negli atti del Processo di Damasco (80), esiste una lettera di John Barcker ex-Console inglese in Aleppo dove si parla di una povera cristiana scomparsa da Aleppo. Tutti accusavano un ebreo, Raffaele d’Ancona, di averla scannata per raccoglierne il sangue. - 1827. A Varsavia (81), scompare un bambino cristiano nell’occasione della Pasqua ebrea. - 1831. A Pietroburgo (82), un fanciullo assassinato dagli ebrei per iscopo rituale. Così sentenziarono quattro giudici. - 1839. A Damasco (83), si scopre alla dogana una bottiglia di sangue portata da un ebreo, il quale offre diecimila piastre perché si sopisca la cosa. - 1840. A Damasco il celebre processo sopra l’assassinio del Padre Tommaso da Calangiano Cappuccino e del suo servo cristiano uccisi dagli ebrei per scopo rituale. Gli ebrei furono convinti e condannati, benché poi graziati per danari. Quegli ebrei assassini erano quasi tutti italiani e livornesi. Il processo originale è negli Archivi di Parigi, e venne poi stampato dal Laurent nel vol. II des Affaires de Syrie. - 1843. A Rodi, Corfù ed altrove (84) assassinio ebreo di bambini cristiani. - 1881. Ad Alessandria d’Egitto l’assassinio del giovane greco Fornarachi, di cui si occuparono tutti i giornali del 1881-1882. Il cadavere fu trovato dissanguato, tutto punzecchiato, e simile a statua di cera. - 1882. A Tisza Eszlar in Ungheria, una giovinetta di 14 anni è scannata nella Sinagoga dal sacrificatore ebreo. Più recentemente ancora nel 1891 fu trovato presso l'ebreo Buschoff in Xanten della Prussia Renana il cadavere del fanciullo cattolico Giovanni Hegmann senza una goccia di sangue. Il Buschoff venne processato, ma poi assolto, tant'è a dì nostri la potenza dell’oro ebraico! Abbiam letto gli atti di quel processo, tradotti dalla Verona fedele, e sfidiamo chiunque li leggerà a non vedervi per entro il fine prestabilito di salvare ad ogni patto il reo. È un processo che si può definire: Monumento eterno o d’insipienza giuridica o di corruzione giudaica»! (85).
OBIEZIONI ALLA TESI DELL’OMICIDIO RITUALE
Ci sono vari libri assai recenti che cercano di ridicolizzare e confutare l’accusa di omicidio rituale, liquidandola come leggenda o pura superstizione, come, ad esempio, J. MAIER - P. SCHAFER: Piccola Enciclopedia dell’Ebraismo, Marietti, Casale Monferrato 1985, alle voci: sangue, omicidio rituale, profanazione delle ostie. Anche nel Dizionario comparato delle religioni monoteiste: Ebraismo Cristianesimo, Islam, Piemme, Casale Monferrato 1991, alla voce sangue si legge: «Benché LA FAVOLA dell’assassinio rituale sia stata spesso confutata dalla Chiesa, essa è servita più volte come pretesto per pogrom e persecuzioni» (86). A noi risulta invece l’esatto contrario, come dalla decretale Etsi Judæos di Innocenzo III, con i suoi richiami a «pratiche nefande, contra fidem catholicam detestabilia et inaudita». Oltre al libro di PAUL JOHNSON, Storia degli Ebrei, Longanesi, Milano 1987 (87), ve n’è uno in particolare che tratta con una certa serietà ed in dettaglio il problema del sacrificio rituale riguardo al martirio di San Simonino di Trento, e che pone obiezioni all’apparenza più serie, non avendo la pretesa, come gli altri, di liquidare in due righe l’accusa, ridicolizzandola come se fosse una favola. Intendo parlare di A.ESPOSlTO-D. QUAGLIONI; I processi contro gli ebrei di Trento, Cedam, Padova 1990. Sul quale mi dovrò soffermare a lungo e al quale dovrò rispondere. «Occasione del processo - vi si trova scritto - fu la scomparsa, alla vigilia della Pasqua del 1475 [...] del fanciullo Simone, poi ritrovato cadavere, con numerosi segni di ferite, nel fossato che, partendo dalla pubblica via [...], attraversava lo scantinato della casa del maggior esponente della comunità ebraica, ov’era anche la sinagoga. A denunciare al podestà il ritrovamento del cadavere furono proprio gli ebrei che nonostante ciò ed in base alla pubblica voce che li voleva colpevoli del ratto e dell’assassinio furono rinchiusi in carcere. L’inquisitio fu avviata in un CLIMA FORTEMENTE VIZIATO DALLE DICERIE POPOLARI. L’omicidio rituale imputato agli ebrei trentini non era affatto qualcosa di eccezionale, ma rientrava nella prassi normale di una setta dedita a riti stregoneschi e satanici. Procedendo [...] soprattutto in forza delle confessioni degli inquisiti, TUTTE ESTORTE CON LA TORTURA (88) [...] il giudice decise la condanna degli ebrei di Trento [...]. Un mese dopo, il 23 luglio, allarmato da quanto accadeva a Trento, a causa di numerose proteste circa il rispetto della legalità [...] lo stesso papa Sisto IV nominò un commissario con l’incarico di riferire sui fatti e sul processo medesimo [...]. Il legato pontificio, Battista de’ Giudici, [...] giunto a Trento [...] si trovò di fronte sia al FANATISMO POPOLARE [...] sia all’ostilità del Vescovo e delle autorità civili [...]. Convintosi dell’innocenza degli ebrei e della colpevolezza di un facinoroso, troppo frettolosamente discolpato, [...] il commissario abbandonò Trento e fissò la sede del proprio tribunale a Rovereto, oppidum della diocesi tridentina appartenente però al più sicuro territorio della Repubblica Veneta [...]. Prima ancora di esporre le sue rimostranze sulla condotta del commissario, (il Vescovo di Trento, ndr) [...] aveva confidato al fidato Zovenzoni [...] di ritener che la cattiva salute del commissario, fosse un mero pretesto e che quegli si fosse stabilito in Rovereto a bella posta, essendo colà un podestà aperto fautore degli ebrei. Questi (il commissario Battista de’ Giudei, ndr) dal canto suo, cita a comparire davanti al proprio tribunale il podestà di Trento, mentre questi, con lo stesso Hinderbach (il vescovo di Trento) rispose dichiarando nulli i monitoria del commissario e ACCUSANDOLO DI CORRUZIONE E DI CONDOTTA CONTRARIA ALLE ISTRUZIONI DEL PONTEFICE [...]. Ogni successiva azione di Trento è [...] rivolta a ritorcere contro il commissario le accuse che questi, intanto, veniva formulando contro l’operato dei giudei tridentini [...] facendolo comparire come FACILE PREDA DEL DENARO DEGLI EBREI. Il commissario infatti [...] aveva inoltrato a Trento l’istanza dell’ebreo Jacob de Ripa, che è [...] detto [...] providum et diseretum virum [...]. Il podestà di Trento era chiamato a rispondere presso un tribunale [...] in Rovereto, e con lui il Vescovo (di Trento, ndr) ed il Capitolo. Il 12 di ottobre il segretario del Vescovo di Trento [...] protesta solennemente in Rovereto, [...] essere nullius valoris l’istanza prodotta da Jacob de Ripa, poiché il commissario ha taciuto essere l’istante un ebreo, e gli scelleratissimi et perfidi judei semper fuerunt atque sunt persecutores et insidiatores fidei et religionis Christianæ [...]. Di fronte alla palese discordanza tra le sentenze trentine e le risultanze dell’inchiesta del suo commissario, IL PONTEFICE (Sisto IV, ndr) DOVETTE NOMINARE UNA COMMISSIONE DI CARDINALI, incaricata di esaminare la questione [...]. Il Vescovo (di Trento, ndr) promosse a Roma un vero movimento di curia a proprio favore, entro il quale si distinse in modo particolare l’umanista Platina. IL COMMISSARIO apostolico CADDE ovviamente (non si riesce a capire perché, ndr) IN DISGRAZIA: allontanato [...] da Roma, prima a Benevento e poi in Linguadoca [...]. La commissione sistina aveva concluso i suoi lavori (nel 1478, ndr) [...] affermando la correttezza formale del procedimento che si sarebbe svolto rite et recte. Come si sa un secolo più tardi la Santa Sede autorizzò il culto locale di Simone (San Simonino), culto che ufficialmente fu abrogato dopo il Concilio Vaticano II nel 1965 (tornerò su questo punto alla fine dell’opuscolo, ndr) (89). Per quanto riguarda le decisioni della commissione cardinalizia si può aggiungere: «Il giudice rotale accoglieva in pieno le accuse della parte tridentina, principale delle quali l'essersi il commissario sostituito indebitamente al giudice naturale, istruendo un nuovo processo, laddove i suoi compiti avrebbero dovuto esaurirsi nell'osservare e nel riferire, con particolare riguardo all’accertamento del martirio e dei miracoli [...] Battista de’ Giudici era ritenuto colpevole di aver ecceduto nel mandato non osservandone le disposizioni basilari e [...], di aver agito scopertamente a favore degli ebrei [...]. L’operato del commissario era in tal modo [...] dichiarato nullius momenti [...] et multiplieiter irritum mentre il podestà di Trento era liberato dall’accusa di aver agito in violazione della legalità [...]. La Bolla pontificia fu emanata il 20 giugno 1478 [...] in essa [...] si affermava che i processi tridentini si erano svolti rite et recte, ossia nel rispetto della legalità» (90).
RISPOSTE
Secondo il libro in questione sostenere la tesi dell'omicidio rituale «NON È DA UOMINI SANI DI MENTE» (91). Le obiezioni contenute in questo libro vorrebbero dimostrare «il ridicolo e l’assurdo della leggenda dell’omicidio rituale» (92). «Ma, anche solo ad esaminare con occhio distaccato tali obiezioni, viene spontaneo rilevare come il Papa, che pur in un primo momento si era mostrato assai scettico sul modo di condurre il processo da parte del Vescovo di Trento, tanto da inviargli un suo delegato, il commissario de’ Giudici o.p. per esaminarne l’operato, abbia poi nominato una commissione cardinalizia per vedere da che parte stesse la verità, e come tale commissione cardinalizia abbia allontanato il legato romano ed abbia dato ragione al Vescovo di Trento. Ma vediamo ora di dare delle risposte più dettagliate alle varie obiezioni mosse alla tesi dell’omicidio rituale. Un’obiezione soggiacente al libro in questione è che LA PASSIONE RELIGIOSA, il fanatismo cattolico medievale è IL FLAGELLO DELLA STORIA. Essa infatti o acceca o corrompe lo storico che la scrive. La risposta è facile, le testimonianze di tutti gli storici del mondo non costituiscono più - se si accetta il principio di tale obiezione - un titolo valido e bisogna allora dubitare di tutto ciò che gli storici scrivono. Ma allora la certezza storica non sussiste più, non vi è più un solo fatto in tutta la storia umana che possa scappare al naufragio. Infatti «se la passione religiosa rovina la storia, anche le altre passioni la rovinano [...]. Ora non esiste uomo al mondo [...] che non sia colto da una o l’altra di queste tre grandi passioni, vale a dire: la passione politica, quella di scuola e quella religiosa [...]. Ma politica, scuola, religione è tutto il campo della storia [...]. Siete ben sicuri, per esempio, che la battaglia di Farsalo è stata vinta da Giulio Cesare o anche che è realmente esistita una battaglia di Farsalo? [...]. Chi può dirci che degli uomini passionali non si siano fabbricata una battaglia di Farsalo secondo la propria convenienza [...]. La morte di Giulio Cesare, ci diranno i nostri scettici, è una pura invenzione di Antonio e di Ottavio. Vi erano tali e tanti vantaggi per loro a raccontarcela in tale modo! Cesare invece è caduto colto da apoplessia ai piedi della statua di Pompeo [...]. La passione in realtà può ingannare un individuo [...] ma la passione non può ingannare tutti gli uomini, né fare che tutti gli uomini si ingannino su un fatto di ordine pubblico; poiché in un campo così vasto la passione degli uni incontra sempre la passione contradditoria degli altri [...]. È ciò che permette che vi sia una verità storica in questo mondo» (93). L’omicidio rituale si presenta inoltre sotto la copertura e la garanzia di poteri politici di ogni paese: Filippo Augusto e San Luigi IX in Francia, S. Enrico e Massimiliano in Germania, S. Ferdinando in Spagna, Enrico III in Inghilterra, Gregorio XIII e Sisto IV a Roma. è lecito allora mettere in dubbio la credibilità di tali uomini? Ecco una seconda obiezione che si trova nel libro di ESPOSITO-QUAGLIONI, di cui stiamo trattando. Rispondo dunque che innanzi tutto vi sono tre Santi tra questi uomini; ora noi cattolici siamo tenuti a credere alla probità di coloro che la Chiesa infallibilmente mette sugli altari come modello di virtù da imitare per andare in Cielo. Se costoro avessero mentito non sarebbero dei Santi ma dei Calunniatori, quindi dei peccatori e dei modelli di vizio, e sulla strada che conduce all’inferno (absit!). Se però il nostro lettore non avesse la fede, tale argomento non varrebbe e, perciò, scendo al livello di ragione naturale. Il problema dell’esistenza dell’omicidio rituale si fonda sull’AUTORITÀ (io credo che Giulio Cesare o Napoleone siano esistiti anche se non li ho mai visti perché vi è un’autorità che me lo dice, e se tale autorità ha la scienza e l’onestà, posso credere all’esistenza di questi personaggi in virtù di un’evidenza estrinseca che è l’autorità di chi me lo insegna). Ora vi sono autorità giuridiche e autorità scientifiche. Ma prima e più in alto di esse vi è per noi cattolici un’autorità divinamente assistita che è l’Autorità della Chiesa di Roma e del Papa (per chi non avesse la fede darò in seguito argomenti di ordine di ragione naturale).
L’AUTORITÀ DELLA CHIESA
Nessun cattolico può dubitare che ogni volta che interviene la Chiesa egli deve aderire alle sue sentenze senza esitare. Ora nel caso dell’omicidio rituale ci si porrà facilmente la seguente obiezione: è lo stupido oscurantismo del Medioevo che ha creato tali favole; i lumi dell'epoca moderna hanno definitivamente liquidato tali leggende dell’ignoranza e del fanatismo medievale. Ma noi rispondiamo che la Chiesa si è già espressa su questo problema (si veda, ad esempio la commissione cardinalizia eretta da Sisto IV); inoltre, essa ha beatificato le vittime degli omicidi rituali degli ebrei, proponendoli così al culto dei cattolici assieme agli atti del loro martirio. «A nessuno, anche profano in studi teologici, può sfuggire la somma prudenza che traspira da ogni norma dei processi di beatificazione. La Chiesa procede veramente, come si suol dire, con i piedi di piombo» (94). Vi è un Ufficio ed un culto pubblico di San Simone di Trento, martirizzato dagli ebrei. La Chiesa in questo caso è andata più in là che in tutti gli altri casi di beatificazioni ordinarie; per San Simonino ha fatto ciò che fa soltanto per i canonizzati (pur essendo Simonino solo un beato); lo ha infatti posto nel Martirologio Romano, al 24 marzo: «Nono Kalendas Aprilis Tridenti passio SANCTI SIMONI pueri, A JUDEIS SÆVISSIME TRUCIDATI, qui multis postea miraculis coruscavit». Benedetto XIV ha fatto un riassunto della storia del martirio del Beato di Trento (chiamato comunemente Santo, anche se non è stato ancora canonizzato ma soltanto beatificato) nella Bolla Beatus Andrea del 22 febbraio 1755, nella quale leggiamo: «L’anno 1483, [...] SIMONE di Trento, FU MESSO CRUDELMENTE A MORTE DAI GIUDEI, IN ODIO ALLA FEDE; di questo crimine atroce [...] i giudei misero in opera tutte le macchinazioni possibili, per sfuggire al castigo meritato [...]. Sisto IV non poté rifiutare di intervenire per far sospendere il culto pubblico, che si era già iniziato a dare al B. Simone. (Questa sospensione momentanea del culto pubblico non inficia la tesi dell’omicidio rituale; infatti questo culto pubblico era nato spontaneamente presso i fedeli di Trento. La procedura regolare non era ancora iniziata e la S. Sede non era ancora intervenuta ufficialmente. Intervenne poi sotto Sisto V, ed è soltanto a partire da allora, che la beatificazione di Simonino conta come giudizio ufficiale della S. Sede e da allora tutto è restato fuori discussione, fino al Concilio Vaticano II come vedremo oltre; ndr). FINO A CHE SI MISE BENE IN PIENA LUCE CHE ERA STATO UCCISO DAI GIUDEI, IN ODIO ALLA FEDE CRISTIANA [...]. Quando in seguito l'evidenza su questo fatto e le prove che la stabilivano furono prodotte, e fu ben dimostrata e la morte e il motivo per il quale fu inflitta, e fu constatato anche che gli assassini erano giudei, come risulta dal processo che si conserva attualmente negli archivi segreti a Castel Sant’Angelo [...]. II papa Sisto V deliberò nell'anno 1588 un breve di concessione per la celebrazione della Messa e la recita di un ufficio proprio in onore del B. Simone, nella città e in tutta la diocesi di Trento [...]. Tra ciò che Noi (Benedetto XIV, ndr) abbiamo concesso per il culto del Beato Andrea (martirizzato anche lui dai giudei, ndr) e ciò che i nostri predecessori hanno decretato per il culto del Beato Simone, vi è tuttavia questa differenza , che IL NOME DEL BEATO SIMONE È STATO ISCRITTO, DIETRO ORDINE DEL PAPA GREGORIO XIII, NEL MARTIROLOGIO ROMANO...». Vi è stato dunque un giudizio della Chiesa riguardo all'omicidio rituale di Simonino, che si chiama BEATIFICAZIONE. Questo giudizio è di ordine inferiore alla Canonizzazione in cui l’infallibilità del Papa interviene e rende tale atto irreformabile. Non è questo il caso della Beatificazione. Ma essa resta, al di sotto della canonizzazione, il decreto più forte e importante che possa dare la Chiesa [...]. Da che Roma si è riservata le cause di beatificazione, tali decreti restano IMMUTABILI DE FACTO, come la canonizzazione lo è di diritto [...]. È [...] per rendere impossibile ogni disprezzo sul pensiero della Chiesa che Gregorio XIII ha proceduto, riguardo al martirio di Trento, ad un atto talmente eccezionale che appare solo in questo caso nella storia della Chiesa [...] Gregorio XIII iscrisse il fanciullo di Trento al Martirologio e non sotto la Voce di Beato ma sotto quella di Santo (passio SANCTI Simonis pueri) [...]. Da qui a concludere all'equivalenza con un decreto di canonizzazione sarebbe eccessivo [...]. Dal momento in cui i Papi indicano che si può procedere alla canonizzazione, la canonizzazione implicita non segue necessariamente [...]. Ma resta fermo che, al di sotto del decreto infallibile (di canonizzazione) la testimonianza dei decreti di beatificazione è [...] la più importante che possa rispondere, in questo mondo, della verità storica di un fatto; e che l’atto che esprime tale testimonianza è l’atto della suprema autorità spirituale della Chiesa. Quindi negare la realtà del fatto affermato (Simonino ucciso dagli ebrei in odio alla fede, ndr) non sarà un’eresia, ma un’affermazione TEMERARIA» (95). Infine, per concludere, un'ultima obiezione, mossa, niente meno, dal commissario pontificio Battista de’ Giudici o.p. (che mostra o la sua ignoranza colpevole, essendo un Vescovo domenicano, o la sua malafede, come apparirà chiaro dalla nostra risposta). Per il de’ Giudici il martirio doveva essere un atto cosciente o volontario da parte della vittima; «In particolare egli negava che i bambini potessero essere martiri e santi, in quanto, per definizione, essi non possono fare nessun atto di volontà, quindi non hanno alcun merito proprio anche se sono uccisi» (96). Anche il lettore che non è sacerdote e domenicano sa benissimo che la Chiesa ha canonizzato i Santi Martiri Innocenti, fatti uccidere da Erode in tenera età. San Bernardo scrive: «Saranno stati martiri agli occhi tuoi, mio Dio, anche coloro nei quali né l’uomo né l’Angelo hanno potuto scoprire un merito ma che il singolare favore dalla tua grazia ha voluto arricchire [...]. Pace agli uomini, anche a quelli che non hanno ancora l’uso della propria volontà: ecco il mistero della mia misericordia (dice il Signore)». Noi, battezzati con l’acqua, dobbiamo rendere gloria a questi neonati battezzati nel proprio sangue. «I fanciulli che vennero uccisi in odio alla fede (SS. Innocenti) SI DICONO VERI MARTIRI, perché in questo caso l’accettazione della volontà fu supplita da una grazia particolare» (97).

L’AUTORITÀ DELLA S. SCRITTURA E DELL’ARCHEOLOGIA I SACRIFICI UMANI NELL’ANTICO TESTAMENTO
«La religione legittima in Israele condanna qualsiasi sacrificio umano (98); sono un’empietà dei Cananei e sono proibiti con severità. ESSI FURONO PRATICATI (99) NELLA RELIGIONE POPOLARE contaminata appunto per influsso cananaico [...]. Severe sono le condanne ripetute frequentemente dai profeti» (100). Queste documentano L’INFILTRARSI DI RITI ABOMINEVOLI FRA GLI ADORATORI DI JAHWEH, e quanto essi fossero estranei al vero spirito della religione ebraica» (101). Ora non essendo più la religione attuale degli ebrei la Mosaica, ma la rabbinico-talmudica, contaminata quindi dalla Càbala spuria egiziano-babilonese, non ci si stupisce che proprio gli stessi sacrifici umani - che erano praticati nella religione popolare (102) - si siano infiltrati di nuovo tra i figli carnali di coloro che adoravano Jahweh, di cui non conservano più lo spirito che vivifica, mentre tengono la lettera che uccide. Queste verità vengono confermate, come scrive mons. Spadafora, dai profeti ispirati; SONO pertanto DIVINAMENTE RIVELATE. Sentiamo Geremia: «I FIGLI DI GIUDA HANNO INNALZATO ALTARI A TOPET, AFFINE DI CONSUMARVI NEL FUOCO I LORO FIGLI E LE LORO FIGLIE».(103) Moloch «è la divinità cananea Milk [...] alla quale erano offerti sacrifici umani, come dimostrano le recenti scoperte archeologiche [...]. Il Vecchio Testamento alla divinità Moloch sempre congiunge e riferisce i SACRIFICI UMANI IN PARTICOLARE DI BIMBI (104). ESSI VENIVANO SGOZZATI (105) E QUINDI POSTI A BRUCIARE SU UNA GRIGLIA».(106) La scienza archelogica conferma dunque anche oggi ciò che Dio ha rivelato e ciò che i nostri occhi stenterebbero a credere, se non vi fossero tante e tali prove che possono essere definite schiaccianti senza paura di esagerare.
AUTORITÀ GIUDAICHE: IL TALMUD
«Già nella parte più antica del Talmud, detta Mischna, vi è espressa l'opinione che andare attraverso il fuoco (107) non accennasse un sacrificio umano, ma soltanto ad una cerimonia simbolica di purificazione... Solo nel Talmud posteriore si trova la descrizione di UN SIMULACRO DEL DIO MOLOCH CHE VENIVA FATTO ARROVENTARE E NELLE CUI BRACCIA SAREBBERO STATI GETTATI DEI BAMBINI VIVI. (Cfr. presso KORTLEITNER, De polytheismo; 216 ss)., il materiale raccolto a questo riguardo» (108). «Moloch [...] (è) il nome di un idolo a cui gli Ebrei del tempo dei re sacrificavano vittime umane nella Valle di Hinnon (Geenna) presso Gerusalemme (109) [...]. È CERTO che NEI PERIODI DI SINCRETISMO religioso, GLI EBREI USARONO NEL CULTO DI MOLOCH VITTIME UMANE [...] OFFRENDO, BRUCIANDOLI IN OLOCAUSTO, I PROPRI FIGLI» (110).
LE AUTORITÀ GIURIDICHE
Dopo aver parlato dell’autorità divina della Chiesa e della S. Scrittura scendiamo ora all’ordine naturale, che è il dominio di tutti, credenti o meno. In tale ordine vi sono delle autorità giuridiche e scientifiche. Vediamo le prime. I re che a causa dell'omicidio rituale hanno cacciato dai loro regni gli ebrei, hanno proceduto giuridicamente, altrimenti avrebbero agito da tiranni che non si curano dei loro soggetti, ed avrebbero veramente angariato ingiustamente gli ebrei. Se si obietta che mancano oggi i resoconti dei processi intentati loro riguardo all’espulsione, rispondo che non è possibile farli ritornare all'esistenza dal fuoco che li ha distrutti, o dai terremoti che hanno devastato nel corso della storia molti archivi in cui si trovavano. (Nel caso di S. Simone di Trento, invece, il resoconto è ancora esistente negli archivi segreti vaticani). Va detto inoltre che non vi sarebbero quasi mai criminali condannati giuridicamente se tali fossero solo coloro di cui gli archivi pubblici mantengono il resoconto degli interrogatori. Dove si trovano ora per esempio, i resoconti degli interrogatori di Verre, il pretore siciliano difeso da Cicerone? È vero che possediamo le arringhe del suo avvocato, ma queste non sono i resoconti formali di un processo; allora Verre sarebbe il più innocente e il più perseguitato di tutti gli uomini perché oggi non possediamo gli atti del suo processo? NO! Per questo si può dire che gli ebrei sono stati condannati giuridicamente (come e più di Verre, nel caso di Trento ad esempio), innanzi tutto perché la storia ce lo testimonia, in quanto i re cristiani - di cui ho citato i nomi - furono tra i più giusti che la storia abbia conosciuto e furono canonizzati dalla Chiesa. Se questi fossero stati ingiusti procedendo non giuridicamente contro gli ebrei, la Chiesa offrirebbe all’imitazione dei fedeli modelli che non porterebbero in cielo ma all’inferno, perché ingiusti e falsi; ma noi cattolici sappiamo che la Chiesa nel canonizzare è infallibile, cioè che è infallibilmente vero che l’imitazione degli esempi di tali Santi porta sicuramente in paradiso! Inoltre gli atti del processo di Trento erano conservati ancora sotto il pontificato di Benedetto XIV negli archivi di Castel Sant’Angelo e prima che le truppe piemontesi entrassero a Roma, furono trasferiti nella biblioteca vaticana (La Civiltà Cattolica li ha pubblicati per esteso negli anni 1881 e 1882), per ordine di Pio IX e, col permesso di Leone XIII, possono essere esaminati dagli studiosi.
LE AUTORITÀ SCIENTIFICHE
La storia è una scienza, cioè una cognitio certa, che offre la certezza dell'esistenza del fatto storico, certezza estrinseca o di credibilità, fondata sulla credibilità intrinseca del testimone. Si ha quindi una certezza morale dell'esistenza del fatto storico (qui dell’omicidio rituale). In Storia, le autorità sono gli uomini di scienza storica, di probità storica e di discernimento storico. E per quanto riguarda l’omicidio rituale tali autorità sono i Papi e i Bollandisti.
I PAPI E LA LORO SCIENZA STORICA
Ritengo che non sia necessario insegnare a nessuno che i Papi sono sempre stati stimati tra gli uomini più sapienti della loro epoca; qui presento, a fedeli e non, l’autorità della loro SCIENZA UMANA e non parlo dell’assistenza dello Spirito Santo che li rende infallibili. Ora ciò che i Papi conoscono meglio, dopo la teologia e il diritto canonico, è la storia dell’umanità, che coincide in gran parte con quella sacra e con quella della Chiesa.
La loro probità storica
Normalmente (salvo qualche rara eccezione, che conferma la regola) la figura del Papa si presenta nella storia con un riflesso di onestà che dovrebbe contraddistinguere ogni ministro di Dio.
Il loro discernimento storico
Parlo di discernimento, infatti la prudenza dei Papi è proverbiale; immaginiamoci allora con quale maturità e ponderazione i romani Pontefici dovettero trattare una materia così delicata come quella che stiamo esaminando.

I BOLLANDISTI E LA LORO SCIENZA STORICA
Dopo i Papi, i Bollandisti sono i più esperti conoscitori di tale materia storica. Il loro nome deriva da Jean Bolland che «[... ] s'era guadagnato per reputazione di brillante professore e le sue conoscenze dell’antichità giustificavano la scelta dei superiori» (111). La loro probità storica Il carattere di Bolland è al di sopra di ogni attacco; il primo che lo criticò fu Voltaire, il meno serio di tutti gli uomini, il cui motto era: «calunnia, calunnia qualche cosa resterà».
Il loro discernimento storico
Se ci fosse un rimprovero da muovere ai Bollandisti, sarebbe piuttosto di aver difeso ad oltranza i diritti della Storia. Senza aver nulla in comune con la scuola scettica, i Bollandisti hanno spinto - nell’esame delle testimonianze - la severità al massimo; se peccato c’è stato (riguardo soprattutto ai neo-Bollandisti) c'è stato per eccesso di severità e di critica storica e non per difetto o credulità; in breve i Bollandisti non raccontano favole ma sono storici seri. Ora tale estrema severità, non ha impedito loro di scrivere più volte sull’omicidio rituale (112).
IL RACCONTO DEL MARTIRIO
«Nelle loro confessioni [...] tutti i nove principali imputati fornirono una versione più o meno concorde degli scopi e del rituale dell'omicidio in vilipendium christianæ fidei, condotto il bambino ancora vivo nella camera che precede la sinagoga [...]. Samuele avrebbe legato un fazzoletto intorno al collo del piccolo, che il vecchio Mosè, seduto in uno scanno, teneva sulle ginocchia, perché non si udissero i lamenti. Quindi Mosè con una tenaglia di ferro avrebbe inciso la mascella destra di Simone, seguito da Samuele e Tobia che intanto, alternandosi con Mohar, avrebbero raccolto il sangue in una scodella. Tutti i presenti avrebbero poi punto il bambino in tutto il corpo con aghi a pomello, recitando maledizioni all’indirizzo dei cristiani. Sempre con la stessa tenaglia sarebbe stata poi incisa la tibia destra, mentre con un coltello il vecchio Mosè avrebbe praticato al bambino una sorta di circoncisione. Simone è stato dunque tenuto, iam quasi semi mortuum, eretto sullo scanno con le braccia tese in forma crucifixi, mentre tutti gli intervenuti avrebbero ripreso a pungerlo con gli aghi per tutto il corpo, ripetendo le maledizioni all’indirizzo dei cristiani. Il bimbo sarebbe morto proprio in questi frangenti, dopo essere stato tormentato per circa mezz’ora. Tutti gli inquisiti risultano anche bene informati sulle finalità pratiche del rito omicida [...]. Samuele risponde che nel lontanissimo passato, prima che la fede cristiana divenisse tanto potente, i più saggi tra gli ebrei della regione di Babilonia, stabilirono che il sangue di un bambino cristiano ita interfectus sarebbe stato di gran giovamento alla salute delle anime dei giudei, ma alla condizione che [...] interficentur ea forma qua fuit interfectus Jesus» (113). Per avere maggiori dettagli si può consultare lo stesso volume da pag. 109 a 454, che riporta gli atti del processo, oppure La Civiltà Cattolica (114).
I FRANCESCANI OSSERVANTI E «LA CAMPAGNA DI ODIO ANTIEBRAICO»
«A Trento [...] non c’era bisogno delle prediche di Bernardino da Feltre per dar vita al sospetto di omicidio rituale, come vuole una tradizione, oggi peraltro discussa. Abbia o meno Bernardino profetizzata la triste vicenda della Pasqua del 1475 (l’uccisione di S. Simonino; ndr) [...]. Certo è che il CASO TRENTINO DEVE ESSERE MESSO IN RELAZIONE CON LA CAMPAGNA DI ODIO ANTIEBRAICO PROMOSSA SUL SECONDO QUATTROCENTO SOPRATTUTTO DAI FRANCESCANI OSSERVANTI, contestualmente alla polemica contro il prestito usuraio ed in favore dei Monti di Pietà. La lotta contro le usure diviene anzi tutt’uno con la polemica contro gli ebrei, e il Monte di Pietà l’espediente per sovvenire i poveri [...] e così «evitare la rabiosa voragine de le usure et rabiosa perfidia et dura cervice de’ Iudii, usurpatori delle substantie et SUCCATORI DEL SANGUE de li cristiani». È quanto si legge, ad esempio, nel proemio degli statuti del Monte Pio di Rieti, dettati dallo stesso Bernardino da Feltre nel 1489, dove il riferimento all’uso del SANGUE CRISTIANO e quindi all’omicidio rituale non è soltanto un’allusione retorica, ma l’affermazione di una pratica abituale associata all'esercizio dell’usura. Il nesso tra usura e omicidio rituale era del resto già presente [...] nella Storia di Simone di Giovanni Mattia Tiberino, uno dei medici che avevano eseguito la perizia sul cadavere del bambino. Anche Brescia, città di provenienza del Tiberino [...] aveva visto il violento intervento dei predicatori francescani, che negli anni 1440 prima, con la presenza di Bernardino da Siena, e quindi, negli anni 1460, di Giacomo della Marca e Michele Carcano; predicazione che, dopo i fatti di Trento, porterà all'espulsione degli ebrei dalla città» (115). Ma vediamo un po’ chi fossero questi terribili predicatori francescani fomentatori di una «campagna di odio antiebraico» ed operatori di «interventi violenti». Il primo è il BEATO BERNARDINO DA FELTRE. Nato a Feltre nel 1439, fu battezzato col nome di Martino ed assunse quello di Bernardino in onore di S. Bernardino da Siena, di cui rinnovò la prodigiosa attività di predicatore e di Santo, entrando il 14 maggio 1456 a Padova, tra i Frati Minori Osservanti della provincia veneta. «Fanciullo di ingegno precoce, avido di letture, fece rapidi progressi negli studi umani-stici, tanto che a 11 anni leggeva e parlava il latino con facilità [...]. Studente di diritto a Padova, era ammirato da tutti per la serietà della condotta e l’intelligenza [...]. Quando predicò nella città il francescano S. Giacomo della Marca, discepolo di S. Bernardino da Siena, la sua parola finì per convincerlo e Bernardino prese l’abito dei frati minori [...]. Dal 1469 (anno in cui fu nominato predicatore, ndr) fino alla morte, non cessò di predicare e percorse tutta l’Italia centro-settentrionale [...]. Molte volte a piedi scalzi, trovandosi spesso in frangenti difficili per le avverse condizioni atmosferiche [...] l'espulsione da parte dei principi, l’ODIO DEGLI USURAI E DEGLI EBREI [...]. Le sue prediche attiravano uditori senza numero e se lo contendevano le città più illustri [...]. Promotore dei Monti di Pietà [...], nonostante la forte opposizione della maggior parte dei suoi confratelli, sostenne, da esperto giurista, che era lecito esigere il pagamento di un modesto interesse sul mutuo, necessario al funzionamento della organizzazione bancaria. Contro l’usura fu inflessibile. Una grave lotta sostenne a Trento quando nel 1476 ACCUSÒ GLI EBREI DI STROZZINAGGIO e al fondo della sua drammatica cacciata da Firenze [...] ci fu il risentimento della Signoria contro quel frate [...] che aveva denunziato le angherie fatte alla povera gente da prestatori senza coscienza [...] Bernardino incontrò sereno la morte a Pavia il 28 settembre 1494 [...]. Venerato subito dal popolo, il suo culto fu confermato nel 1654 per l’Ordine francescano e le diocesi di Feltre e di Pavia. I Minori ne celebrano la festa il 28 settembre» (116). «L’implacabile lotta iniziata a Trento nel 1476 contro gli usurai, specialmente ebrei, [...] gli valse lo sdegno di alcuni di questi, e perfino ATTENTATI ALLA VITA...» (117). Cerchiamo di vedere in dettaglio la profezia che il Beato fece, del martirio di S. Simonimo. «Nell’anno 1475, Bernardino predicò la Quaresima a Trento; fu allora che cominciò a predicare contro i giudei, dei quali non cessò fino alla morte di denunciare le perfidie ed i crimini [...]. Rimproverò agli abitanti di Trento di essere troppo familiari con loro [...]. SI ATTIRò così LA MALEVOLENZA DI ALCUNI CRISTIANI, CHE PRETENDEVANO CHE BERNARDINO AVESSE TORTO AD ATTACCARE DELLE PERSONE CHE, SALVO LA FEDE, ERANO PERBENE. «Voi non sapete» rispose l’uomo di Dio, «quale crimine stanno preparando contro di voi questi pretesi uomini perbene. Ma Pasqua non passerà senza che i giudei vi diano un segno della loro bontà». «Venne così il martirio della Settimana Santa, e mentre i cristiani si preparavano a celebrare i misteri della Passione del Salvatore, i giudei complottavano di immolare un fanciullo cristiano e di bere il suo sangue durante le loro infami cerimonie degli azzimi [...] un certo Tommaso rubò un bambino di 2 anni e 5 mesi, chiamato Simone, [...]. E durante la notte questa vittima innocente fu immolata dal furore dei giudei...» (118). A Crema Bernardino predicava così: «Non BISOGNA NUOCERE LORO in nulla, né in quanto alle loro persone, né nei loro beni. La GIUSTIZIA E LA CARITÀ CRISTIANE DEVONO ESERCITARSI ANCHE RIGUARDO DEI GIUDEI, poiché hanno la nostra stessa natura [...]. MA non è men vero che LE LEGGI CANONICHE PROIBISCONO ESPLICITAMENTE DI FREQUENTARLI TROPPO ASSIDUAMENTE e familiarmente; di SCEGLIERLI COME MEDICI... (ricordo come S. Bernardino raccontasse sovente che un medico e ebreo ad Avignone si vantava sul suo letto di morte di aver ucciso, invece di guarirli, più di duemila malati cristiani...). Di assistere alle loro feste [...]. Gli usurai ebrei passano ogni misura; strozzano i poveri e s’ingrassano della loro sostanza» (119). Ora, come può un Beato che ha operato tanti miracoli e che ha condotto una vita sì santa essere fomentatore di «ODIO anti-eantiebraico»? Ho riportato le sue stesse parole in cui afferma che bisogna usare anche verso i giudei la CARITÀ cristiana e che non è lecito far loro del male; però il Beato raccomanda la prudenza nel trattare con i giudei in quanto essi sono i persecutori di Cristo e dei cristiani: «Sinagoghe judeorum fontes persecutionum», diceva già Tertulliano. Perciò né odio, come dicono gli autori del libro sui Processi di Trento; né tantomeno filogiudaismo o falsa carità o meglio ancora sentimentalismo filantropico nei confronti del popolo deicida. «Siate semplici come colombe, e prudenti come serpenti» ci ha detto Nostro Signore Gesù Cristo, la Sapienza Incarnata. Per quanto riguarda gli altri «fomentatori di ODIO antiebraico», ebbene essi sono SAN GIACOMO DELLA MARCA e SAN BERNARDINO DA SIENA; non occorre che scriva delle loro gesta; basta il pronunciamento infallibile ed irreformabile della Chiesa che li ha canonizzati. Ora è impossibile che un canonizzato sia un fomentatore di odio, che è uno dei peccati più gravi che ripugnano e contraddicono alla Santità vera!
SAN SIMONINO NON È PIÙ BEATO,
IL VATICANO II È ARRIVATO!
SHALOM, mensile ebraico d’informazione, al n. 5 del maggio 1991 pag. 35, alla rubrica PREGIUDIZIO, intitola: «Questo Beato è da cancellare». Si riferisce proprio a S. Simonino e dice: «Si trattava dell'omicidio rituale e precisamente di quello che sarebbe stato perpetrato nel 1475 da ebrei di Trento su un bambino che nel 1589 venne beatificato da Papa Sisto V con il nome di Simonino. Il culto del Beato [...] è continuato fino a non molti anni fa. È merito di Gemma Volli (ebrea; ndr) se l’Arcivescovo di Trento, Alessandro M. Gottardi, nel novembre 1963 ordinò di bruciare tutte le copie di un libretto antiebraico che veniva venduto in chiesa [...] e nel 1964 fece chiudere la cappella dedicata al B. Simonino [...] In seguito l’arcivescovo proibì la decennale processione ed infine il 4 maggio 1965 la Sacra Congregazione dei Riti aboliva il culto del Beato Simonino». «La decisione - commenta la BIBLIOTECA SANCTORUM - è stata accolta con soddisfazione anche dal mondo israelita, che vede così cadere una secolare INGIUSTA accusa a suo carico e un argomento che aveva tanto peso nell’accreditare la LEGGENDA dell'omicidio rituale» (120).
SOLUZIONE
«ROMA DELENDA EST», «QUESTO BEATO È DA CANCELLARE». Nell’articolo sul Deicidio, si è visto come Jules Isaac, ai tempi del Concilio, abbia chiesto o meglio, comandato ed ottenuto, la modifica delle preghiere liturgiche riguardanti gli ebrei [...]. L’affermazione che i giudei non sono affatto responsabili della morte di Cristo [...] (come) l’origine dello schema conciliare (Nostra Ætate) fosse dovuto ad una domanda di Jules Isaac al Vaticano. Ora invece vediamo come un'altra ebrea Gemma Volli abbia ordinato ed ottenuto la cancellazione di un processo di beatificazione, durante il Concilio Vaticano II. Ma se solo «la canonizzazione è un atto definitivo, solenne col quale il Papa con la pienezza dei suoi poteri e con l’infallibilità di cui è investito, dichiara che il Beato è in Paradiso ed impone ai cristiani di venerarlo come Santo» mentre «la beatificazione è (soltanto) un atto preparatorio, con cui si permette il culto pubblico [...] di qualche servo di Dio sotto il titolo di Beato [...]. Le sentenze di beatificazione non sono definitive, infallibili, irrevocabili [...] È PERO SEMPRE TEMERARIO SOSTENERE IN UN DATO CASO CHE LA CHIESA ABBIA REALMENTE, IN UN TAL GIUDIZIO, ERRATO» (121). Ora mi sembra lecito di poter concludere che la nuova religione del Vaticano II ha affermato TEMERARIAMENTE che la Chiesa di Roma ha errato realmente nel giudizio di beatificazione di S. Simonino di Trento. Ebbene questa cancellazione è un’altra tappa nella via del cedimento, dell’abbandono e della capitolazione da parte cristiana e un’avanzamento del processo di infiltrazione e di penetrazione fino al vertice della Chiesa della Càbala giudaica. Ma Nostro Signore ci ha promesso «PORTÆ INFERI NON PRÆVALEBUNT ADVERSUM EAM»; umanamente parlando assistiamo allo scacco e alla sconfitta (come il Venerdì Santo contempliamo la morte e l’umiliazione dell’umanità di Nostro Signore Gesù Cristo), ma coll’occhio della fede crediamo nella vittoria gloriosa (come la Domenica di Pasqua contempliamo la Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo): «Regnavit a ligno Deus»; «Surrexit vere, Alleluja!»
N O T E
(1) Cfr. La morale giudaica, in La Civiltà Cattolica, serie XV, vol. V, fase. 1022, 10 gennaio 1893, pag. 147.

(2) Cfr. D. ALIGHIERI, Divina Commedia, Paradiso, V, vv. 80 - 81.

(3) Cfr. P. OREGLIA, op. cit., pag. 146.

(4) Ibid., pag. 147.

(5) Ibid., pagg. 148-149.

(6) Cfr. Talmud, Trattato Baba Metsigna, fol. 114, Ed. d’Amsterdam 1645, e Trattato Barakouth fol. 88; MAIMONIDE, Trattato dell’Omicidio, cap. II, art. 2; Cfr. PRANAITIS, Christianus in Talmude Judeorum, Parte 1a, cap. II, pagg. 54-61, Petropoli.

(7) Cfr. P. OREGLIA, op. cit., pag. 150.

(8) Cfr. MAIMONIDE, Hilkhtoh Akum, X, 6; P. OREGLIA, op. cit., pag. 159.

(9) Cfr. Cit. in La Stampa, del 17 novembre 1991.

(10) Cfr. Sanhedrin 586, cit. in PRANAITIS, op. cit., part. 2, pagg. 76-77.

(11) Cfr. Abhodah Zarah, 54a, Baba Metsigna, cap. V, par. 6 pag. 14, cit. in PRANAITIS, op. cit., parte 2a pagg. 96-l00; La frode Babha Kama, 113b.

(12) Cfr. Babha Kama, 113b.

(13) Cfr. Babha Bathra, 54b.

(14) Cfr. Talmud, Trattato Baba Metsigna, fol. 111 op. cit., pag. 151.

(15) Cfr. Talmud, tom. 3, lib. 2, cap. IV, art. 5, pag. 279.

(16) Cfr. SEPHER MITZVOT, fol. 85, c. 2, 3, cit. in La Civiltà Cattolica, pagg. 156-157.

(17) Cfr. Sepher Or Israel, 177b.

(18) Ibid., pag. 160.

(19) Cfr. cit. in A. SAVINE, Le mystère du sang chez les juifs de tous les temps, Parigi 1890, pagg. 251-365.

(20) Cfr. A. MONNIOT, Le crime rituel chez les juifs, Ed. Tequi, Parigi 1914, pagg. 73-136.

(21) Cfr. L. FERRARO, El ultimo protocolo, Ed. A. A. Cultural, Madrid 1986, pagg. 37-76.

(22) Cfr. P. CONSTANT, Les Juifs devant l’Eglise et l'histoire, Parigi 1891, Ed. Arthur Savaete, pagg. 227-228.

(23) Cfr. La morale giudaica e il mistero del sangue, in La Civiltà Cattolica, serie XV, vol. V, fasc. 102, 12 gennaio 1893, pag. 269.

(24) Ibid., pagg. 270-272.

(25) Ibid., pag. 323, 6a ed. di Torino, Tip. Borri, 1874.

(26) Cfr. La Civiltà Cattolica serie II, vol. VIII, pag. 230 e ss.

(27) Cfr. La Civiltà Cattolica, pagg. 273-276.

(28) Ibid, pag. 278.

(29) Ibid., pag. 280.

(30) Cfr. Monumenta historica Germania Scriptorum, vol. VI, pag. 500.

(31) Cfr. BOLLANDISTI, vol. III di marzo, 588; e Monumenta ibid.

(32) Cfr. Monumenta ibid.

(33) Cfr. BOLLANDISTI ibid; pag. 591.

(34) Cfr. Parigi all’anno 1881, n. 15, e BOLLANDISTI 25 marzo, pag. 589.

(35) Cfr. Blanca Hispania illustrata, Tomo III, pag. 657.

(36) Cfr. RICHIERI Acta Senonensia Monum., XXV, pag. 324 ed altrove.

(37) Cfr. BARONIO n. 42 sopra quell’anno.

(38) Cfr. GIOVANNI DA LENT, De Pseudo Messiis, pag. 33.

(39) Cfr. BOLLANDISTI vol. VI di luglio, pag. 494.

(40) Cfr. LAURENT, Les affaires de Syrie, tom. II, pag. 326. Ed. di Parigi 1846.

(41) Cfr. CLUVERIO EPITOME Hist. pag. 541.

(42) Cfr. ANNAL. COLMAR, Monum. XVII, 191.

(43) Cfr. BOLLANDISTI, vol. II di aprile 1838.

(44) Cfr. BARONIO, n. 61. Acta Colmar. Monument. XVII, 210.

(45) Cfr. Radeurs Bavaria sanecta Tomo II, pag. 331. Monum. XVII, 415.

(46) Cfr. BOLLANDISTI, vol. II di aprile 697. Monum. XVII, 77. BARONIO 1287 n. 18.

(47) Cfr. BOLLANDISTI, vol. II, di aprile.

(48) Cfr. Ann. Colm., II, 30.

(49) Cfr. Monum., XI, 658.

(50) Cfr. Ann. Colm., II, 32.

(51) Cfr. Ann. Colm., II, 39.

(52) Cfr. BARONIO, 64.

(53) Cfr. RADERO 351.

(54) Cfr. Storia del B. Alberto di Simone Habiki, presso i BOLLANDISTI, vol. II di aprile.

(55) Cfr. Question Juive, pagg. 59-60.

(56) Ibid.

(57) Cfr. BARONIO, 31.

(58) Cfr. BARONIO, 31; BOLLANDISTI, vol. III di aprile 978.

(59) Cfr. S. HABIKI, op. cit.

(60) Ibid.

(61) Cfr. Bolland. 3 vol. di luglio 462.

(62) Cfr. BARONIO pag. 569.

(63) Cfr. Bolland. vol. 2 di aprile.

(64) Cfr. RADERO 3, 174.

(65) Cfr. Bolland. 1 aprile 3.

(66) Cfr. Bolland. 2 aprile 838.

(67) Cfr. Bolland. vol. 2 d’aprile 830.

(68) Cfr. Efele Scriptores, l. 138.

(69) Cfr. Bolland. vol. 2 aprile 839.

(70) Cfr. RADERO 2, 231; 3, 179.

(71) Cfr. S. HABIKI, op. cit.

(72) Ibid.

(73) Ibid.

(74) Ibid.

(75) Ibid.

(76) Ibid.

(77) Cfr. TENZEL, gennaio 1694.

(78) Cfr. TENZEL, giugno 1693.

(79) Cfr. Processo Parigi 1670, FELLER, giornale 1788, 2, 428.

(80) Cfr. LAURANT; Affaires de Syrie, op. cit.

(81) Cfr. CHIARINI, Teoria del Giudaismo, vol. I, pag. 355.

(82) Cfr. Amblagen der Suden, Leipsig, 1864.

(83) Cfr. Processo di Damasco, cit. in LAURENT, op. cit., pag. 301.

(84) Cfr. L’Egitto sotto Mehemed Ali di Hamont, Parigi 1843.

(85) Cfr. La Civiltà Cattolica, 23 gennaio. 1893, pagg. 281-286.

(86) Ibid. pag. 529.

(87) Ibid. pagg. 233-36.

(88) Per quanto riguarda la liceità della TORTURA leggasi: P. PALAZZINI, Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1954, vol. XII, col. 342-343. «La liceità o meno della tortura si può presentare sotto due aspetti: quello dell’applicazione della tortura come pena, l’altro come mezzo di indagine. Non si può dubitare della liceità della tortura; come pena afflittiva supposta la liceità della pena di morte [...]. La questione della liceità dell’applicazione della tortura come mezzo di indagine giudiziaria, su individui già indiziati più o meno gravemente, allo scopo di carpirne la confessione giudiziaria, ha avuto soluzioni diverse. Per alcuni, [...] il bene comune può esigere che l’imputato venga sottoposto anche a mezzi costrittivi, quali la tortura [...]. Lo svantaggio di non riuscire a scoprire l’autore di un determinato delitto provocherebbe a volte danni ben maggiori alla società di quanti non ne possano venire dalla violazione della libertà nell'esigere e volere la manifestazione di un determinato individuo (J. DE LUGO, De iustitia et iure, disp. XXXVII, Ed. Fournialis, VII, Parigi, 1869, pag. 724). Tuttavia è fuor di dubbio, che anche in tal corrente di pensiero, per essere lecita la tortura deve essere contenuta entro limiti ben definiti [...] (cfr. S. ALFONSO M. DÉ LIGUORI, Th. mortuum, IV, cap. III a 3, n. 202, II)». Vi è stato inoltre il pronunciamento del Magistero pontificio che rendeva lecito l’uso della tortura (cfr. INNOCENZO IV, Bolla Ad extirpanda, 15. 5. 1252; CLEMENTE IV, Bolla Ne Inquisitionis, 13.1.1266 - CLEMENTE V, Decretali del Concilio di Vienna - URBANO IV, Bolla Ut negotium, 1262). Ed infine la pratica della Chiesa, che per secoli e secoli si è valsa della tortura come mezzo di indagine giudiziaria.

(89) Cfr. ESPOSITO - QUAGLIONI, op. cit., pagg. 12-32.

(90) Cfr. D. QUAGLIONI, Introduz. a: BATTISTA DE’ GIUDICI, Apologia judeorum invectiva contra Platinam, RR inedita, Roma 1987, pagg. 34-35.

(91) Cfr. Op. cit. pag. 49.

(92) Ibid. pag. 50.

(93) Cfr. P. CONSTANT, Les Juifs devant l'Eglise et l‘histoire, Savahete editeur, Paris 1898, pagg. 230-232.

(94) Cfr. PARENTE-PIOLANTI-GAROFALO, Dizionario di Teologia dommatica, Ed. Studium, Roma 1957, 4a ed., pag. 49.

(95) Cfr. P. CONSTANT, op. cit., pagg. 241-246.

(96) Cfr. A. ESPOSITO-D. QUAGLIONI, op. cit., pag. 75.

(97) Cfr. ROBERTI-PALAZZINI, Dizionario di Teologia morale, Ed. Studium, Roma 1968, 3 ed., voce martirio, pag. 962, vol. II.

(98) Cfr. Lev. 18, 21; 20, 2-5; Deut. 12. 31; 18. 9 ss. e spesso nei profeti.

(99) Cfr. I Reg. 16, 34; II Reg. 16, 3; 21, 6.

(100) Cfr. Mi. 6, 7, Ier. 7, 31; 19, 5; 32, 35; Ez. 16, 20 ss.

(101) Cfr. F. SPADAFORA, Dizionario biblico, Ed. Studium, Roma 1963, 3a ed., voce sacrificio, pag. 536.

(102) Cfr. E. SPADAFORA, op. cit.,

(103) Cfr. GER., 7, 31.

(104) Cfr. Lev. 18, 21; 20, 2-5; I Reg. 11, 7, Ier. 32, 35, ecc.

(105) Cfr. Bz. 16, 21.

(106) Cfr. F. SPADAFORA, op. cit. voce moloch, pag. 419.

(107) Cfr. 4 Re 16, 3,17,17.

(108) Cfr. I. SCHUSTER - G.B. HOLZAMMER, Manuale di storia biblica; il Vecchio Testamento, SEI, Torino 1951, pag. 794.

(109) Cfr. II-IV Re, XXIII, 10; Ger. XXXII, 35.

(110) Cfr. G. RICCIOTTI, Enciclopedia italiana Treccani, Roma 1951, vol. XXIII, voce Moloch, pag. 587.

(111) Cfr. Enciclopedia Italiana Treccani, vol. VII, voce BOLLANDISTI.

(112) Per quanto riguarda il martirio di Simonino cfr. BOLLANDISTI, vol. X degli Atti dei Santi, Tomo 3, 24 marzo.

(113) Cfr. A. ESPOSITO-D. QUAGLIONI, Processi contro gli ebrei di Trento, Cedam, Padova 1990, pagg. 71-72.

(114) Cfr. serie XI, vol.VIII, fasc. 752, (8 ott. 1881) - fasc. 753 (29 ott. 1881) - fasc. 754 (12 nov. 1881) - fasc. 755 (26 nov. 1881) - fasc. 756 (10 dic. 1881); Vol. IX, fasc. 757 (31 dic. 1881) - fasc. 758 (14 genn. 1882) - fasc. 759 (28 genn. 188") - fasc. 760 (11 febbr. 1882) - fasc. 761 (25 febbr. 1882); Vol. X, fasc. 761 (8 apr. 1882) - fasc. 763 (24 mar. 1882) - fasc. 766 (13 mag. 1882) - fasc. 767 (27 mag. 1882) - fasc. 768 (10 giu. 1882).

(115) Cfr. A. ESPOSITO-D. QUAGLIONI, op. cit., pagg. 61-63.

(116) Cfr. G. SABBATELLI Biblioteca Sanctorum, Città Nuova Ed., Roma 1962, vol. II, pagg. 1289-1293.

(117) Cfr. F. CASOLINI, Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano 1949, vol. II pag. 1406.

(118) Cfr. Mons. PAUL GUERIN, Le palmier séraphique, Bar-le-Duc edit., s. l. 1873, vol. IX, pagg. 515-16.

(119) Cfr. Mons. PAUL GUERIN, op. cit., Pagg. 518, 522-524.

(120) Cfr. I. ROGGER, Biblioteca Sanctorum, Ed. Città Nuova Roma 1968, pag. 1187.

(121) Cfr. ROBERTI-PALAZZINI, Dizionario di Teologia morale, Ed. Studium, Roma 1968, vol. I, pag. 188.






CRONOLOGIA STORIOGRAFICA

- Anno 1071. A Blois, un bambino crocefisso poi buttato nel fiume. Il Conte Teobaldo fa bruciare gli ebrei colpevoli. -

1114. A Norwich in Inghilterra, Guglielmo, fanciullo di dodici anni, è attirato in una casa ebrea, fu crocifisso in mezzo a mille oltraggi il dì di Pasqua, e perché meglio rappresentasse Gesù Cristo sulla Croce, venne ferito al fianco. -

1160. A Glocester, gli ebrei crocifiggono un bambino. -

1179. A Parigi, il fanciullo Riccardo viene sacrificato nel Castello di Pontoise il Giovedì Santo; ed è onorato come Santo a Parigi. -

1181. A Parigi, San Rodberto, fanciullo, viene ucciso dagli ebrei verso le feste di Pasqua. -

1182. I giudei a Pontoise crocifiggono un giovanetto dodicenne, per cui vengono espulsi dalla Francia. A Saragozza, accade lo stesso a Domenico del Val. -

1236. Presso Hagenau, tre fanciulli di sette anni sono immolati dagli ebrei in odio a Gesù Cristo. -

1244. A Londra, un fanciullo cristiano viene martirizzato dagli ebrei; oggi si venera nella Chiesa di S. Paolo. -

1250. In Aragona, un fanciullo di sette anni viene crocefisso nel periodo della Pasqua ebraica. -

1255. A Lincoln, Ugo fanciullo rapito dagli ebrei viene nutrito fino al giorno del sacrifizio. Molti ebrei convengono da varie parti dell’Inghilterra, e lo crocifiggono, rinnovando in lui tutte le scene della Passione di N. S. come ci narrano Mathieu Paris e Capgrave. Weever ci fa sapere ancora che i giudei delle principali città d’Inghilterra rapivano fanciulli maschi per circonciderli, per flagellarli e per coprire il loro capo di spine. -

1257. A Londra, un altro fanciullo cristiano immolato dai giudei. -

1260. A Wessemburg, un fanciullo ucciso dagli ebrei. -

1261. A Pfortzeim Bade, una bambina settenne strozzata poi dissanguata ed annegata. -

1283. A Magonza, un bambino venduto dalla sua balia agli ebrei e da questi UCCISO. -

1285. A Monaco, un fanciullo viene dissanguato. Il suo sangue serve di rimedio agli ebrei. Il popolo brucia la casa dove gli ebrei si erano rifugiati. -

1286. A Oberwesel sul Reno, Wernher quattordicenne martirizzato per tre giorni con ripetute incisioni. -

1287. A Berna, Rodolfo giovanetto ucciso nella Pasqua dagli ebrei. -

1292. A Colmar, un fanciullo ucciso come sopra. -

1293. A Crems, un fanciullo immolato dagli ebrei, due degli uccisori sono puniti, gli altri si salvano corrompendo le autorità con l'oro. -

1294. A Berna, un altro fanciullo svenato dai giudei. -

1302. A Remken, lo stesso. -

1303. A Weissensee di Turingia, Corrado Scolaro, figliuolo di un soldato, dissanguato con incisioni alle vene. -

1345. A Monaco, il Beato Enrico crudelmente ucciso. -

1401. A Diessenhofen di Wurtemberg, un fanciullo di quattro anni comprato per tre fiorini e dissanguato dagli ebrei. Nel processo fatto per codesto assassinio, l’ebreo accusato confessò «che ogni sette anni tutti gli ebrei hanno bisogno di sangue cristiano. Un altro rivelò che il cristiano assassinato doveva essere minore di tredici anni. Un terzo disse che si servivano di quel sangue nella Pasqua; che ne facevano seccare una parte per ridurla in polvere; e che se ne servivano pei loro riti religiosi.-

1410. In Turingia, sono cacciati gli ebrei per delitti contro fanciulli cristiani. -

1429. A Rovensbourg, Luigi Von Bruck, giovanetto cristiano, viene sacrificato dai giudei mentre li serviva a tavola tra la Pasqua e la Pentecoste: il suo corpo viene trovato ed onorato dai cristiani. -

1454. In Castiglia, un fanciullo è fatto a pezzi ed il suo cuore cotto per cibo. Per questo ed altri simili delitti gli ebrei vengono poi cacciati dalla Spagna nel 1459. -

1457. A Torino, un giudeo è colto nell’istante medesimo, in cui sta per scannare un fanciullo.- 1462. Presso Inspruk, il Beato fanciullo Andrea nato a Rinn, viene dissanguato il 9 luglio dagli ebrei che ne raccolgono il sangue. -

1475. A Trento, il celebre martirio del B. Simoncino, di cui esistono i processi originali; dai quali affiora che gli ebrei di Trento, rei dell’assassinio rituale del B. Simoncino, ne rivelarono molte altre dozzine da loro e dai loro correligionari commessi allo stesso scopo rituale nel Tirolo, nella Lombardia, nel Veneto ed altrove in Italia, Germania, Polonia, ecc. ecc. -

1480. A Treviso, si commette un delitto simile al precedente di Trento. -

1480. Assassinio del B. Sebastiano da Porto Buffole nel Bergamasco. -

1480. A Motta di Venezia, un fanciullo viene immolato il Venerdì Santo. -

1486. A Ratisbona, sei fanciulli vittime degli ebrei. -

1490. A Guardia presso Toledo, un fanciullo crocefisso. -

1494. A Tyrman in Ungheria, un fanciullo rapito e dissanguato. -

1503. A Waltkirch in Alsazia, un fanciullo di quattro anni, venduto da suo padre agli ebrei per dieci fiorini, col patto che gli fosse restituito vivo dopo averne cavato sangue. Gli ebrei lo uccisero dissanguandolo. -

1505. A Budweys, fatto simile. -

1520. A Tyrnau ed a Biring, due fanciulli dissanguati. Perciò furono allora cacciati gli ebrei dall’Ungheria. -

1540. A Suppenfeld in Baviera , Michele di quattro anni torturato per tre giorni. -

1547. A Rave in Polonia, il figlio di un sarto sacrificato da due ebrei. -

1569. A Witow in Polonia, Giovanni di due anni venduto per due marchi all'ebreo Giacomo di Leizyka, è da lui crudelmente ucciso. Altri fatti simili accaduti a Bielko ed altrove. -

1574. A Punia in Lituania, Elisabetta di sette anni assassinata dall’ebreo Gioachino Smerlowiez il martedì prima della domenica delle Palme, il suo sangue vien raccolto in un vaso. -

1590. A Szydlow, un fanciullo scompare. Dopo alcuni giorni, viene ritrovato il cadavere dissanguato con incisioni e punture. -

1595. A Gostin, un fanciullo è venduto agli ebrei per essere dissanguato. -

1597. Presso Sryalow, un fanciullo ucciso. Col suo sangue gli ebrei aspergono la nuova Sinagoga per consacrarla. -

1650. A Caaden, un fanciullo di cinque anni e mezzo chiamato Mattia Tillich vi è assassinato l’11 marzo. -

1655. A Tunguch in Germania, un fanciullo assassinato. -

1669. A Metz, un fanciullo di tre anni rubato dal giudeo Raffaele Levi, è crudelmente assassinato. Il suo cadavere fu trovato orribilmente mutilato. Il reo venne arso vivo per sentenza del Parlamento di Metz il 16 giugno 1670. -

1803. Possiamo a buona ragione porre qui in primo luogo questa data 1803, poiché in quest’anno uscì la prima volta alla luce il libretto di Teofito. Esso vale storicamente più di molte altre autorità per dimostrare che gli ebrei sempre usarono, usano e debbono usare (se pure sono ebrei osservanti) il sangue cristiano nei loro riti. -

1810. Negli atti del Processo di Damasco, esiste una lettera di John Barcker ex-Console inglese in Aleppo dove si parla di una povera cristiana scomparsa da Aleppo. Tutti accusavano un ebreo, Raffaele d’Ancona, di averla scannata per raccoglierne il sangue. -

1827. A Varsavia, scompare un bambino cristiano nell’occasione della Pasqua ebrea. -

1831. A Pietroburgo, un fanciullo assassinato dagli ebrei a scopo rituale. Così sentenziarono quattro giudici. -

1839. A Damasco, si scopre alla dogana una bottiglia di sangue portata da un ebreo, il quale offre diecimila piastre perché si nasconda la cosa. -

1840. A Damasco il celebre processo per l’assassinio di Padre Tommaso da Calangiano Cappuccino e del suo servo cristiano uccisi dagli ebrei per scopo rituale. Gli ebrei furono condannati, benché poi graziati per danari. Quegli ebrei assassini erano quasi tutti italiani di Livorno. Il processo originale è negli Archivi di Parigi, successivamente venne stampato dal Laurent nel vol. II des Affaires de Syrie. -

1843. A Rodi Corfù,  assassinio ebreo di bambini cristiani. -

1881. Ad Alessandria d’Egitto l’assassinio del giovane greco Fornarachi, di cui si occuparono tutti i giornali del 1881-1882. Il cadavere fu trovato dissanguato, tutto punzecchiato, e simile a statua di cera. -

1882. A Tisza Eszlar in Ungheria, una giovinetta di 14 anni è scannata nella Sinagoga dal sacrificatore ebreo. Più recentemente ancora nel 1891 fu trovato presso l'ebreo Buschoff, in Xanten nella Prussia Renana, il cadavere del fanciullo cattolico Giovanni Hegmann senza una goccia di sangue. Il Buschoff venne processato, ma poi assolto, grazie alla potenza dell’oro ebraico!

I sacrifici continuarono, altri cristiani furono barbaramente uccisi a scopo rituale, ma la grande ricchezza degli Ebrei, insabbiò i successivi casi.



LA SITUAZIONE IN ITALIA RELATIVA AL CULTO DEI MARTIRI FANCIULLI:

IL BEATO LORENZINO
DA MAROSTICA,
MARTIRIZZATO DUE VOLTE



Nella ridente cittadina veneta di Marostica, conosciuta in tutto il mondo per la storica partita a scacchi, le autoritá della Chiesa conciliare stanno realizzando, nella quasi indifferenza generale, l'ennesimo delitto nei confronti della religione cattolica.
Stiamo parlando della decisione del vescovo di Vicenza, Mons. Nonis, di proibire il culto multi secolare al Beato Lorenzino Sossio da Marostica. Il motivo? Il Beato Lorenzino é colpevole... di essere stato martirizzato dai Giudei.
Chi scrive é andato di persona sul posto per permettere ai lettori di essere informati dettagliatamente su questa vergognosa vicenda.
Il martirio del Beato Lorenzino


Sfogliamo insieme un opuscoletto scritto nel 1885 da Monsignor G. Ronconi, "Il Beato Lorenzino da Marostica nella Storia e nel Culto"(1), ristampato nel 1954 con 1' imprimatur del Vicario generale di Vicenza, don Francesco Snichelotto, quindi in piena regola con la disciplina ecclesiastica.
Mons. Ronconi inizia col narrare le vicende familiari del beato Lorenzino.

Siamo nel 1480: Giorgio Sossio, un umile carbonaio originario di Bassano del Grappa, si trasferisce nel paesino di Valrovina, sulle montagne sopra Bassano, appartenete al distretto di Marostica della Repubblica di San Marco. A Valrovina Giorgio Sossio sposa Maria dei Rosa. Nasce il loro primogenito che viene battezzato col nome di Lorenzino, pur essendo i suoi ignari del fatto che il piccolo avrebbe ricevuto, come il suo santo patrono, la palma del martirio.
"Era il Venerdí Santo: 5 aprile dell'anno 1485. Lorenzino - scrive il Monsignore - toccava l'etá di cinque anni. Si era allontanato alquanto dalla casa paterna con altri fanciulli (...) Smarrita la strada, vagando di sentiero in sentiero, s'internó in un bosco, perdendo ogni orientamento. (...) Nel giorno che la pietá cristiana consacra alla morte di Cristo, vagavano per quei luoghi degli ebrei, con il truce disegno di trovare tra i cristiani una vittima da sacrificare in odio a Cristo..." (2).
Mons. Ronconi continua descrivendo come i Giudei "lo videro e pensarono di fare il colpo sicuro (...) trascinandolo presso un antico e diroccato abituro, che ancor oggi si chiama Ca' Lugo. Spogliatolo delle vesti, l'appoggiarono con il dorso al tronco di una grossa quercia, gli tirarono indietro le braccia e poi gli legarono le mani e i piedi in forma di crocifisso" (3).

La furia degli aggressori si scatena sul piccolo cristiano: "La tenera età, le lacrime, i gemiti, lo spasimo di tutte le membra, non valsero a placare quei discendenti dei crocifissoti di Cristo, che inveirono ancor più verso il piccino, finché questi, mancandogli le forze, con il pallore mortale sul volto, piegò la dissanguata testa e morì. Allora, staccatolo dalla quercia lo seppellirono, coprendo con terra, sassi e fogliami l'insanguinato cadavere. Poi si dileguarono "(4).
La scena, continua il Ronconi, fu vista dall'alto di un colle vicino da un eremita che si precipitò sul luogo del martirio: "La terra era insanguinata e rosseggiante era la quercia e non molto lontano il cadavere del Fanciullo non bene coperto. Anzi un suo braccio, fuori dal terreno, era alzato in aria e pareva accennasse al cielo ove l'anima sua era salita a gloria immortale " (5). L'eremita avvisa un pastore che a sua volta "avvisò subito quelli di Valrovina che accorsero in massa (6). Tra lo strazio dei genitori, gli abitanti "inorriditi e in pari tempo sdegnati" recuperano il corpicino martoriato che viene sepolto nel cimitero "comune in quel tempo a Valrovina e a Marostica"(7).

L' omicidio rituale

A questo punto l'Autore interrompe la narrazione del martirio del Beato Lorenzino per ricordare che "l'uccisione di Lorenzino Sossio non era il primo caso del genere. Dieci anni prima, cioè nel 1475 - precisa Mons. Ronconi - gli Ebrei avevano trucidato nel Trentino, durante la Settimana Santa un bambino di circa due anni e mezzo chiamato Simone.
(...) Inoltre anche nella diocesi di Bressanone, nel villaggio Rinnese, un altro fanciullo, chiamato Andrea, venne martirizzato dagli stessi ebrei e per gli stessi fini, e gli fu concessa dalla S. Sede Messa propria e Ufficio. Altri fanciulli ancora subirono la stessa fine, come si può vedere nel Bollario di Benedetto XIV"(8).
Dunque i tre piccoli martiri, il Beato Lorenzino, San Simonino di Trento e il Beato Andrea da Rimi, sono stati tutti uccisi dagli Ebrei durante la Settimana Santa. Perché? E' la stessa domanda che si pose don Giuseppe Pavani, l'autore del libretto "S. Domenichino del Val, chierichetto martire" (9), un altro fanciullo ucciso dai giudei durante il Sacro Triduo: "Ma perché tante uccisioni di fanciulli e di bambini cristiani? Perché - spiegava don Tavani, rivolgendosi ai piccoli chierichetti - gli ebrei in certi loro riti tenebrosi facevano uso di sangue cristiano, e preferivano a questo scopo il sangue di piccoli innocenti " (10).
Si tratta dell'omicidio rituale praticato dagli Ebrei nel corso dei secoli: uccidere dei fanciulli cristiani in occasione di certe festività per usare poi il loro sangue in alcuni riti talmuduci. Prima di continuare la lettura della vita del Beato Lorenzino è bene precisare le cose a riguardo di questo argomento, basandoci essenzialmente su due documenti: il primo si riferisce a uno studio de La Civiltà Cattolica, l'autorevole rivista dei Gesuiti, il secondo a uno studio di Monsignor Umberto Benigni, storico di talento, fondatore del Sodalitium pianum auspicato da San Pio X per poter applicare concretamente le indicazioni contenute nella enciclica Pascendi contro gli adepti del Modernismo.

11 documento della Civiltà cattolica

Nel 1893 La Civiltà cattolica (quando era ancora cattolica) pubblicò un'importante studio sull'omicidio rituale giudaico ripreso poi, anche recentemente, da alcune riviste cattoliche. In questo studio, dopo aver esaminato i processi relativi all'uccisione di San Simonino a Trento nel XV secolo e all'omicidio del padre cappuccino Tommaso da Calangiano a Damasco nel XIX secolo, La Civiltà cattolica scrive:
"Orbene, se si raffrontano i due processi, nel primo dei quali son otto e nel secondo sedici i rei convinti e confessi, oltre a buon numero di testimoni, tutti giudei, vedrassi con meraviglia come, malgrado la distanza di quattro secoli che li divide, le confessioni e le testimonianze deposte in essi quanto al rito e all'uso del sangue cristiano si corrispondono a capello"...

1°) Dai due processi comparati insieme risulta con evidenza che l'assassinio di un cristiano non solamente è riputato lecito, ma è comandato ai giudei dalla legge talmudico-rabbinica. siccome già vedemmo nel precedente articolo, in cui riportammo le stesse parole del Talmud e dei dottori ebrei.
2°) Lo scopo del detto assassinio non è solamente far onta a Cristo e danno al cristianesimo, sebbene anche a questo si miri; ma è soprattutto adempiere un dovere reliigoso, qual è celebrare degnamente le due feste del Purim e della Pasqua, facendo uso in esse del sangue cristiano. Laonde il processo di Damasco ci fa sapere che i giudei, mentre scannavano il P. Tommaso, erano festanti, come
quelli che credevano di fare con quell' assassinio cosa graditissima a Dio e meritoria di vita eterna.
3°) Nelle feste del Purim, per avviso dei rabbini e degli altri giudei processati, si può far uso del sangue di qualsivoglia cristiano, ma per le feste Pasquali vuol essere il sangue di un fanciullo che non abbia oltrepassato i sette anni di età, e la cui immolazione scusi quella dell' agnello.
4°) Le azimelle, giudaicamente ammanierate con quel saporetto di sangue cristiano, si regalano nelle feste del Purim ai non giudei, massime a quei cristiani che fossero (così per modo di dire) conoscenti ed amici; ma nelle feste pasquali si mangiano per ben sette giorni dai soli giudei.
5°) Questo è il segreto del solo padre di famiglia. cui spetta introdurre nella pasta degli azimi,
all' insaputa della moglie e dei figlioli, un pò di sangue o fresco o coagulato e ridotto in polvere.
ó°) Egli deve altresi nella cena pasquale versare qualche goccia di quel sangue nel vino che mesce alla famiglia e benedirne anche la mensa (Oh che cara benedizione!).
7°) Il sangue è migliore e il sacrificio del fanciullo è più accetto a Dio, (come affermava nel processo di Trento il Rabbino Mosè vecchio di 80 anni), quando si fa nei giorni più prossimi alla Pasqua.
8°) Perché il sangue di un bambino cristiano sia acconcio al rito e proficuo alla salute dell' anima giudaica, conviene che il bimbo muoia tra i tormenti, come appunto accadde all' innocente Simoncino e a tanti altri uccisi a punta di spilli, o tagliuzzati a membro a membro, o crocifissi. (...)
11°) L' uso rituale e il mistero del sangue solo si trova scritto nei codici orientali, mentre negli occidentali venne soppresso per tema dei governi cristiani, e sostituito dalla pratica e tradizione orale.
- 12°) Finalmente il detto rito è generale presso gli ebrei osservanti della loro legge (talmudica), e rimonta ai primi secoli del cristianesimo.
Tali sono in sostanza le confessioni concordi dei rabbini e degli altri giudei esaminati in gran numero nei due processi di Trento e di Damasco "(11).

La testimonianza dei rabbini convertiti

La Civiltà cattolica prosegue citando "l'autorità di tre altri Rabbini convertiti al cristianesimo, cioè di Paolo Medici, di Giovanni da Feltre e di Teofito o Neofito monaco moldavo. (...) Paolo Medici - continua la rivista dei Padri Gesuiti - nella sua opera intitolata Riti e costumi degli ebrei (a pag. 323 6° ediz. di Torino - Tip. Borri 1874) confermò le frequenti uccisioni dei fanciulli cristiani; Giovanni da Feltre dichiarò solennemente innanzi al potestà di Milano l'uso che i giudei facevano del sangue cristiano (cf. La Civiltà cattolica Serie II vol. VIII, p. 230 e segg.); e Teofito ne spiegava il mistero nelle sue Rivelazioni scritte in lingua moldava e rese di pubblica ragione nel 1803 (...) tradotte in italiano dal Prof. N. F. S. e pubblicate a Prato nel 1883 sotto il seguente titolo Riti ebraici della moderna Sinagoga (...).
L'ex-Rabbino moldavo (...) schiettamente confessa il rito sanguinario e l'uso che egli stesso, prima della sua conversione, aveva fatto del sangue cristiano, e le sue confessioni mirabilmente concordano con le deposizioni di altri rabbini e giudei processati a Trento, in Damasco e altrove".
La Civiltà cattolica continua a riportare la terribile testimonianza dell'ex-rabbino imitatore di S. Paolo che da feroce persecutore dei cristiani divenne zelante difensore della religione contro i suoi ex-correligionari: "Codesto segreto del sangue, egli dice, non è conosciuto da tutti gli ebrei, ma dai soli Laham (dottori) o rabbini, e dagli scribi e farisei, che però si chiamano conservatori del mistero del sangue (...). Questi solo a voce lo comunicano ai padri di famiglia; i quali lo tramandano a quel figliolo che conoscono più capace del segreto, atterendolo con orrende minacce dallo svelarlo altrui" (...) "Quando io pervenni - continua Teofito - all' età di 13 anni, il mio padre, presomi in disparte, da solo a solo, dopo avermi istruito e sempre più inculcato l'odio contro i cristiani, come cosa da Dio comandata, fino ad ammazzarli e raccogliere il sangue... Figlio mio, mi disse, (dandomi un bacio) ti ho fatto il più intimo mio confidente ed un altro me stesso; e messami una corona in capo, mi diè la spiegazione del mistero... ".
"Il che conferma - prosegue ancora La Civiltà cattolica - quanto dicemmo nel precedente articolo, cioè che l'uccisione dei cristiani e l'uso del loro sangue è un precetto della legge talmudica, un dovere di coscienza, un rito religioso... ". 'Gli ebrei - concludendo a riferire la testimonianza dell' ex rabbino moldavo - sono più contenti quando possono ammazzare bambini; perché sono innocenti e vergini, e quindi perfetta figura di Gesù Cristo; e li ammazzano nella Pasqua, acciocché possano meglio rappresentare la passione di Gesù Cristo".
Vi è poi un'altro aspetto importante, sottolinea ancora La Civiltà cattolica, che spinge i giudei ad "avere tanta sete di sangue cristiano": le prescrizioni della Cabala, che promette guarigioni e altri benefici praticando superstizioni e sortilegi, che prevedono appunto l'uso del sangue cristiano

Lo studio di Monsignor Benigni.

Anche Monsignor Umberto Benigni, nella sua monumentale Storia sociale della Chiesa (12), tratta del problema dell'omicidio rituale giudaico. Col rigore dello storico serio inizia a definire la natura e i caratteri distintivi dell'omicidio rituale, cioé "una vera cerimonia cultuale", che lo differenzierebbe da altri "omicidi commessi in seguito all' odio inveterato degli ebrei contro il nome cristiano" senza "una mentalità rituale" (ad esempio il martirio di S. Stefano e di tutti gli altri cristiani uccisi dai giudei durante i primi secoli della Chiesa).
Mons. Benigni suddivide gli omicidi rituali in due categorie: impliciti e espliciti. Implicito è "il supplizio di un cristiano messo a morte dagli Ebrei durante la Settimana Santa, in memoria e in odio della Passione di Cristo, soprattutto se questo martirio riproducesse le diverse fasi della flagellazione, del' incoronazione di spine e la crocifissione del Redentore ...con la persuasione di fare cosa grata a Dio". Sarebbe invece un omicidio rituale esplicito "se il sangue del martire o uno dei suoi organi fossero utilizzati in una cerimonia giudaica, officiale o superstiziosa o per un qualsiasi fine di propiziazione ".
Prima di continuare la sua investigazione, il prelato fa notare che "l'omicidio rituale può non essere necessariamente né sempre l'effetto di un odio personale" riferendosi (come già indicato dai rabbini convertiti citati da La Civiltà cattolica) alla pratica di certe sette ebraiche; quindi "questa pratica superstiziosa non è assolutamente comune a tutti gli ebrei da cui deriva ( per gli ebrei delle sette incriminate) una distinzione facile a fare, tra un odio comune a tutti i loro correligionari e la loro superstizione particolare".
Mons. Benigni esamina allora la lunga lista degli omicidi rituali più famosi: da quello commesso a Blois nel 1071 sino a quello del 1791 in Transilvania, percorrendo una settantina di casi registrati in tutti i Paesi europei.
La palma del martirio riconosciuta dalla Chiesa

Tra tutti questi episodi di bambini martirizzati, la Santa Chiesa, nella sua proverbiale prudenza, solamente in alcuni casi ha elevato le vittime agli onori degli altari (questo non significa che la Chiesa non ritiene gli altri fanciulli come martiri, ma che si limita a dire che quelli beatificati lo sono sicuramente; come a Lourdes dove su oltre 2.500 guarigioni riconosciute dai medici come miracolose, le autorità ecclesiastiche hanno considerato come veri miracoli solamente 62 casi).Essi sono, oltre al Beato Lorenzino, di cui torneremo a parlare tra non molto:
- San Domenichino del Val, crocifisso con chiodi alle mani e ai piedi nella Settimana Santa del 1250 a Saragozza; il corpo era venerato nella cattedrale dove una lapide ammoniva: "Questa Santa Chiesa Metropolitana volle qui deposta la salma del bimbo Domenico ... Sottoposto all'estremo supplizio qui a Saragozza dietro ordine della Sinagoga degli ebrei fu confitto con chiodi a una parete e infine gli fu trapassato da un lato il petto con una spada. Sofferse gloriosamente il martirio il dì XXXI Agosto MCCL" (13). Nel 1805 Pio VIII confermava il culto; festa il 31 agosto. Il card. Merry del Val apparteneva alla stessa famiglia del Santo.
- il Beato Andrea, seviziato nel 1462 nel paesino tirolese di Rinn, vicino a Innsbruck, particolarmente venerato in tutto il Tirolo; Benedetto XIV nel 1755 confermava il culto, concedendo un ufficio liturgico proprio; festa il 12 luglio.
- San Simonino, martirizzato a Trento nel 1475, di cui esistono i processi originali dai quali appare che gli Ebrei di Trento, responsabili dell'omicidio rituale di S. Simonino, ne rivelarono molte altri commessi dai giudei allo stesso scopo rituale in Tirolo, in Lombardia, nel Veneto e in altri luoghi dell'Italia, della Germania, della Polonia, ecc. Il suo nome è inserito nel Martirologio romano, in data 24 marzo: "Il nono delle calende d'aprile a Trento la passione di San Simone, fanciullo, trucidato crudelmente dai Giudei, autore di molti miracoli". Roma concesse una Messa e un Ufficio proprio (14).
- il Beato Cristobal della Guardia, "l'infame sacrilegio fu eseguito nella Settimana Santa del 1491 " a Toledo, beatificato da Pio VII nel 1805, festa il 26 settembre.
Inoltre vi è un culto multi secolare locale per:
- il Beato Riccardo, immolato il giovedì santo del 1179 nel castello di Pointoise, in Francia; in seguito al processo fu riconosciuto il martirio ed è venerato tra i santi della arcidiocesi di Parigi il 25 marzo (15).
- il Beato Ugo di Lincoln, martirizzato in Inghilterra nel 1225. Nel Medioevo fu composta l'opera sacra Passio pueri Hugonis de Lincolna (16).
- il Beato Werner, immolato dagli Ebrei nel 1287, a Oberwezel, nella diocesi di Treveri, festeggiato il 19 aprile (17).
- il Beato Enrico, "crudelmente martirizzato" a Monaco nel 1345, venerato nella diocesi.
- il Beato Sebastiano da Porto Buffole nel Bergamasco, ucciso ritualmente nel 1480. - il Beato Simonino, ucciso a Vilna, in Lituania nel 1592; sul suo corpo si contarono più di 170 ferite.

Altri argomenti

Dopo aver esaminato questa lunga lista di delitti di fanciulli cristiani attribuiti a omicidi rituali giudaici, Mons. Benigni passa a quello che chiama "la critica" della questione, argomentando come:
1) nessuno possa negare che "l'ebraismo, sottomesso alla lettera e allo spirito del Talmud, abbia realmente vissuto in un'atmosfera di odio implacabile contro i cristiani"; inoltre in "un'epoca di più rudezza e di ferocità"non è sorprendente che "certe sette giudee più fanatiche" abbiano potuto praticare "l'omicidio religioso, in forma più o meno rituale;
2) pur ammettendo che tra le centinaia di casi elencati ve ne siano alcuni dubbi quanto alla loro veridicità, sembra impossibile di pensare che "tutti e ciascuno tra le centinaia di fatti raccolti dalla storia ... siano falsi assolutamente in blocco ", tanto più che emergono delle "linee caratteristiche" comuni che "hanno tutta l'apparenza della realtà".
Esaminando poi gli argomenti dei "difensori della cattiva causa ebraica" secondo i quali alcuni papi non avrebbero creduto all'esistenza dell'omicidio rituale ebraico, Mons. Benigni taglia corto: "Un Papa parla come Papa quando ci dice <Venerate tizio come martire, perché è stato ucciso in odio alla fede cristiana>, ma quando asserisce di non credere all'omicidio rituale, parla come uomo, si tratta solamente di una <opinione personale> ".
E allora Monsignor Benigni considera proprio tutti gli atti pontifici relativi al culto dei fanciulli martiri, annotando che:
1) "La Santa Sede non ha mai fatto dichiarazioni neganti il fatto dell'omicidio rituale ".
2) "A più riprese, solennemente, la Santa Sede ha riconosciuto la realtà storica del delitto implicitamente rituale (cioè l'assassinio di un fanciullo cristiano in occasione della Settimana Santa, per un rinnovamento dei supplizi della Passione di Cristo sul corpo del martire) ".
"E questo spirito - prosegue il prelato - come questo parere della Roma papale, appare alle intelligenze oneste, competenti e informate, come il verdetto stesso della storia". Mons. Benigni termina con le ultime obiezioni relative all'omicidio rituale esplicito (l'uso del sangue per i riti segreti): "Noi ameremmo, per l'onore dell'umanità, poterne negare categoricamente la realtà: ma contro vi sono due fatti gravi".
Il primo è che questa accusa cristiana lanciata contro i giudei è millenaria, costante e si è "perpetuata e rinnovata" nel corso dei secoli: ritroviamo qui il giudizio de La Civiltà Cattolica, sulla molteplicità dei casi incriminati e l'omogeneità degli elementi che li caratterizzano, malgrado epoche e nazioni differenti. Il che fà appunto supporre che si tratta dell'osservanza di un qualcosa di ben definito, e rigorosamente precisato.
Inoltre, continua Mons. Benigni, vi è un altro elemento determinante (anch'esso già messo in luce dalle colonne del La Civiltà Cattolica) relativo all' uso del sangue cristiano per "dei fini extra-rituali ", come rimedio medicinale. "Gli Ebrei del Medio Evo raccolsero ...questa <ricetta> orientale, e poi greco-romana di usare il sangue umano come "rimedio" medicinale; l'adottarono, come del resto adottarono tutte le superstizioni dell'alchimia, dell'astrologia, dell'occultismo, che fanno uso del sangue umano. I filtri magici a base di sangue cristiano abbondarono per gli incantesimi, divinazioni, scoperte dei segreti della natura".
Il Benigni arriva dunque alla conclusione della sua investigazione: l'uso di sangue cristiano da parte dei giudei "sarebbe difficile negarlo categoricamente davanti la moltitudine di testimonianze raccolte attraverso le epoche. Queste testimonianze in effetti potrebbero contraddirsi quanto alfine ricercato dall'omicidio: gli uni ci hanno visto la finalità del <rimedio> (medicinale), gli altri hanno creduto all'intenzione rituale; ma tutti concordano quanto a questo fatto tangibile e per conseguenza incontenstabile dell'uso fatto dai Giudei di sangue cristiano'
"Ecco le ragioni che ci impediscono di credere assolutamente finita in senso negativo questa questione dell'omicidio propriamente rituale tra i giudei ".
Evidentemente nei casi dei fanciulli beatificati, i Sommi Pontefici hanno riconosciuto come causa del delitto non un semplice uso superstizioso del sangue cristiano, essendo "questi fanciulli uccisi in odio al cristianesimo e che sono, da tempo imme-morabile, in qualche città o diocesi in possesso del culto pubblico con la scienza, con la tolleranza o addirittura con la positiva approvazione degli Ordinari ", come insegnò Benedetto XIV nel suo Bollario (tomo IV, costituzione 43).

Il culto al beato Lorenzino

Dopo questa lunga precisazione - mi auguro sufficiente (18) - sul fatto storico dell'omicidio rituale e dell'uso del sangue cristiano da parte dei Giudei, ritorniamo alla vita del Beato Lorenzino, illustrando la propagazione del suo culto.
Mons. Ronconi sottolinea il fatto che anche "nel cimitero deve era stato sepolto, il cadavere del piccolo martire fu trovato con un braccio sopra la terra e la mano alzata verso il Cielo" (19).
Per ben due volte il braccio fu sepolto ma ogni volta tornava a uscire da terra rivolto al cielo. La seconda volta addirittura sopra la terra vi era "il corpo del piccolo Martire con la solita mano destra alzata" (20) che sprigionava una gran luce.
Il corpo risultava incorrotto. La popolazione allora esclamò: "Questo è il corpo di un Santo che Dio vuole glorificare: portiamolo in chiesa, collochiamolo in un luogo dove si possa tributargli onore e venerazione" (21).
Ma in quale chiesa portarlo? Valrovina, Marostica e Bassano si contendevano la preziosa reliquia. Si caricò allora il corpicino su un carro trasportato da due giovenche "le quali dovevano essere lasciate libere di andare dove l'istinto le avesse condotte" (22).
La Provvidenza li condusse in direzione di Marostica, tra il tripudio dei fedeli di quella città. Le giovenche si arrestarono nei pressi della chiesa francescana di S. Sebastiano: era il 28 aprile del 1485.
Da allora il corpo, rimasto incorrotto sino ad oggi, fu venerato con grande fede dal popolo cristiano.
Quando le leggi empie dei "liberatori" napoleonici fecero chiudere tutti i conventi con le loro chiese, il corpo del Beato Lorenzino fu trasportato dalla chiesa conventuale alla vicina Pieve dedicata a S. Maria Assunta, fuori dalle mura cittadine, dove è tuttora (ma non per molto, come vedremo), mentre la mano destra fu concessa alla chiesa parrocchiale di Valrovina.
Il Ronconi sottolinea come nel corso dei secoli la Chiesa approvò il culto popolare, spontaneo, genuino che fu sempre attribuito al fanciullo martire. Ventiquattro vescovi della diocesi avevano "riconosciuto e approvato il culto <privato> al Martire bambino" (23).
Nel 1602 Mons. Corner, vescovo di Padova, "ordinò la raccolta degli atti necessari per la canonizzazione" ma una volta arrivato a Roma morì e la causa non ebbe luogo.
Finalmente "nel 1867 a Roma fu pubblicato il decreto che confermava (perché ad immemorabili) il culto al B. Lorenzino ". Pio IX concesse anche "al clero vicentino e padovano l' Ufficiatura propria del Beato, fissando la festa liturgica il 15 aprile e la festa esterna cittadina la seconda domenica dopo Pasqua" (24).
In occasione del IV centenario del martirio (1885) presenziò alle funzioni il cardinale Patriarca di Venezia.

La potente intercessione del Santo fanciullo

Il culto al piccolo martire continuò e aumentò col passare dei secoli. Durante le ultime, terribili giornate della seconda guerra mondiale, quando il Nord Italia era sconvolto dalle bombe angloamericane e dalle scorribande delle bande partigiane, la popolazione di Marostica si strinse attorno al suo Santo pronunciando un voto solenne: "O beato Lorenzino, salvaci, salvaci ... salvaci dai pericoli della guerra e quanto prima una cappella sorgerà al tuo nome perché si dica ai nostri figli quanto è potente la tua piccola mano e quanto ami i tuoi devoti. O B. Lorenzino, salvaci... ".
"Il Beato Lorenzino - annota il Ronconi - esaudì l'accorata e umile supplica dei suoi fedeli devoti. Marostica con i suoi abitanti rimase illesa in mezzo all'uragano ...e i Marosticensi mantennero la promessa" (25).
Fu così progettata e costruita immediatamente una nuova cappella laterale nella parrocchiale di S. Maria Assunta per ospitare il corpicino sempre incorrotto del Martire.
L'inaugurazione avvenne nell' aprile del 1947: la descrizione lasciataci dal Ronconi è commovente e la riportiamo interamente per sottolineare il contrasto con le direttive delle attuali autorità ecclesiastiche.
La data dell'inaugurazione fu fissata alla "seconda domenica dopo Pasqua, festa annuale del beato. Fin dalla domenica in Albis (la prima dopo Pasqua), 13 aprile, cominciarono i preparativi delle solenni onoranze con predicazioni e preghiere. In quei giorni, tra i fedeli che gremivano la Chiesa, particolare commozione suscitò la traslazione dell'urna... Portato da quattro reduci, il corpo del Beato attraversò la Chiesa e fu deposto nella Sua nuova dimora. Fu un momento indimenticabile quello in cui l'Arciprete Don Casto Poletto, visibilmente commosso, rievocando i tristi momenti della guerra, rivolse il primo e pubblico ringraziamento al piccolo Martire, che tanto aveva fatto per i cittadini di Marostica.
Le solennità cominciarono il venerdì sera con l'arrivo di S. E. Mons. Socche Vescovo di Reggio Emilia (ex vicario di Marostica) ... Al sabato sera, tra una festa di luci e di suoni, arrivò anche il vescovo diocesano S. E. Mons. Zinato... La domenica 20 aprile, tra un popolo stipatissimo e proveniente anche dai paesi vicini, pontificò solennemente il vescovo diocesano. Nel pomeriggio, dopo i vesperi pontificali, dinanzi all' urna del Beato Martire, informa solenne, il voto fu sciolto" (26).
Nei libri devozionali del vicentino si possono trovare il triduo di preghiere al Beato ("...offristi il Tuo tenero corpo all'ira nefanda dei nemici di Cristo...") e la "Preghiera dei bambini al B. Lorenzino Sossio" ("...per lo strazio delle Tue membra purissime, che i perfidi giudei martoriarono in odio al nome cristiano...") (27).
A Marostica la cappella contenente l'urna del martire è sempre stata meta dei fedeli, gente semplice animata da una grande fede, che amava lasciare ceri e fiori in onore del Santo fanciullo. La processione annuale manifestava la profonda devozione popolare, con le strade gremite in onore del martire, in una profusione di luci e canti. A Valrovina nella chiesa parrocchiale i fedeli veneravano il prezioso braccio destro del Santo e si assiepavano ogni anno nel luogo del martirio, in mezzo ai boschi, dove una cappellina ricorda il tragico evento. Sia a Marostica che a Valrovina una strada comunale è dedicata al "Beato Lorenzino", così pure la scuola materna adiacente alla chiesa di Marostica.

Il revisionismo storico dei modernisti

Oggi le cose sono cambiate e rischiano di peggiorare ulteriormente.
Quello che state per leggere è stato visto e sentito in prima persona dal sottoscritto, andato sul posto per interpellare il "popolo di Dio" di Marostica e Valrovina che sta soffrendo impotente davanti alla prevaricazione del clero conciliare.
Sulle prime la popolazione mi guardava con diffidenza, pensando che fossi uno dei preti "revisionisti" che vogliono eliminare il culto del B. Lorenzino. Addirittura una signora sessantenne, vedendomi scattare delle foto, mi aveva redarguito dalla finestra e poi, vedendomi devoto al "loro" santo, era corsa a cercare un santino per farmene omaggio. La perpetua mi spiega che il vescovo ha iniziato con abolire la processione annuale ("che era proprio bella, con dei luminari stupendi"), poi il parroco ha fatto togliere ceri e fiori dalla cappella dove si conserva l'urna e l'urna stessa non si apre più per permettere di venerare il corpicino incorrotto e adesso vogliono addirittura portare via il corpo! "Vogliono portarci via il nostro santo, fate qualcosa! Se può scriva a Roma... ".
Chiedo il motivo di tanto accanimento... "Sono gli ebrei che protestano: ogni anno quando facevamo la processione, il vescovo di Vicenza riceveva telefonate da ebrei di mezza Italia: Milano, Roma, Firenze ... Ma noi non preghiamo San Lorenzino per fanatismo (alludendo probabilmente all'accusa di antisemitismo, ndr), ma perché è il nostro santo, lo abbiamo sempre pregato... " raccontandomi poi la devozione delle mamme, gli ex-voto, la pietà popolare, sincera, profonda, frutto della Tradizione cattolica. A Valrovina le scene si ripetono: fotografando la celletta costruita dove un tempo sorgeva la casa dei Sossio, i vicini di casa mi guardano con sospetto e poi iniziano a protestare per il disegno di sopprimere il culto al Beato: "Mi hanno sempre insegnato che sono stati gli ebrei a ucciderlo, là nel bosco. Adesso dicono che non è vero... " barbotta un settantenne. E una vispa signora quarantenne sfida la pioggia (pioveva a dirotto) pur di cercare le chiavi della chiesa e permettermi di venerare il braccio miracoloso.
La reliquia è esposta in una cappella laterale: è impressionante vedere questo piccolo, esile braccio rimasto incorrotto dopo tanti secoli. Mi preme allora giungere sul luogo del martirio "ma guardi che è nel bosco, non si può arrivare in auto" mi spiegano. Mi inoltro nel bosco su una strada sterrata per circa due chilometri, poi sono costretto a proseguire a piedi per un altro chilometro, sotto la pioggia.
Mi trovo finalmente di fronte alla cappellina sorta sul luogo esatto del martirio. Ai suoi piedi vi sono fiori freschi e ceri accesi: la fede popolare resiste malgrado i cattivi pastori. Dietro la robusta cancellata che protegge la celletta rimango esterefatto nel vedere un pannello col disegno di grande prato con delle farfalle svolazzanti e una piccola immagine del B. Lorenzino in gloria. La Provvidenza ha voluto che poco tempo dopo dei benemeriti ignoti rimuovessero il pannello, ridando alla luce l'affresco originale che rappresenta il fanciullo crocifisso su un albero attorniato da due giudei (riconoscibili dai tratti somatici, in particolare dal setto nasale) che lo seviziano con delle tenaglie ed altri strumenti. Evidentemente il pannello con le farfalle è più ecumenico...
Tornato a Marostica incontro il parroco, avvolto in un completino grigio-topo. Gioco al turista ignaro e chiedo chi sia il santo contenuto nell'urna: "non è un santo, si tratta di una mistificazione storica", rammaricandosi di come "a Trento sia stato più facile" (!!!) (riferendosi all'abolizione del culto di S. Simonino). Allora la Chiesa ha sbagliato nel beatificarlo? `Il vescovo lo vuol far togliere (SIC!), bisogna obbedire".

Il veto della Sinagoga

Per la verità, l'abolizione del culto del B. Lorenzino non è una iniziativa personale del vescovo vicentino, quanto piuttosto di una decisione romana che ha già colpito gli altri piccoli martiri.
A Trento, il vescovo Gottardi con un decreto del 28.05.1965 "sospendeva qualsiasi forma di culto pubblico" di San Simonino, trafugando il corpo del martire dall'urna esposta nella chiesa di San Pietro, per poi nasconderlo; un giurista lo ha definito un vero e proprio occultamento di cadavere. L'urna è stata poi messa in un angolino con dentro un beffardo cartello che, discolpando da ogni responsabilità gli Ebrei, riporta tra l'altro: "Serie ricerche storiche hanno smentito tale versione dei fatti... ", invitando comunque a pregare San Simonino (ma se non è santo perché bisogna pregarlo?) per "quanti sono ingiustamente perseguitati". La rivista paolina Jesus recentemente ha trattato dell'argomento parlando di un"falso beato" (28).
Anche nel paesino tirolese di Rinn, nel 1985, le reliquie del Beato Andrea (un tempo esposte sotto l'altar maggiore) sono state fatte rimuovere dal vescovo diocesano, Mons. Stecher, perchè "La Chiesa aveva commesso un pesante errore nel beatificare il fanciullo di Rinn..." (!!!) (29) e poste in fondo alla chiesa, dietro una squallida lapide che informa che Andrea è stato rapito da sconosciuti (!) e che la colpa è stata ingiustamente attribuita ai Giudei (30). Sono spariti i numerosi ex voto e sulla roccia dove fu martirizzato la sua statua è stata sostituita da una di Gesù orante. Il culto è vietato, ma ogni anno i cattolici tirolesi si riuniscono nella chiesetta di Rinn per pregare il Martire.
A Marina di Massa la parrocchia di Poveromo-Ronchi era dedicata a S. Domenichino: anche qui il vescovo locale ha provveduto, nel dicembre 1970, all'epurazione, cancellando ogni riferimento al Santo spagnolo; in un'opera di propaganda filo-ebraica si legge: "E' soppresso, solo in questo anno, il culto di Domenichino del Val, pseudo-santo epseudo-martire" (31). Nell'estate del 1990 si constatava ancora la devozione popolare per San Dominichino e allora il parroco riceveva del vescovo di Massa, Carrara e Pontremoli una incredibile lettera riportata del Corriere della Sera: "Deve scomparire, nell'ambito della pietà popolare, ogni riferimento al bimbo spagnolo. A suo tempo si potrà modificare anche il nome della parrocchia "(32) . Nella missiva si vietava anche la diffusione dei santini recanti l'immagine del piccolo martire.
Il Corriere della Sera, dopo aver sottolineato che "I parrocchiani sono sconcertati. Erano affezionati alla piccola, stupenda chiesetta che portava il nome del martire", ammetteva che "il martire non sarebbe gradito alle comunità ebraiche nazionali ed estere ".
Stranamente a Marostica le cose sono andate per le lunghe, anche se fin dal 1972 la rivista Shalom chiedeva a gran voce la soppressione del culto del Beato Lorenzino (33).
E' eloquente il fatto che le comunità ebraiche abbiano richiesto e ottenuto dalla gerarchia cattolica di sopprimere il culto ai fanciulli cristiani uccisi dai giudei, dopo aver chiesto e ottenuto durante il Concilio Vaticano II di essere discolpati dall'accusa di deicidio.
Se infatti il Vaticano modernista è pronto a riconoscere il popolo ebraico non responsabile della crocifissione di Nostro Signore, andando così contro la Sacra Scrittura, il Magistero, e la Storia, perché non negare anche gli omicidi rituali ebraici e quindi il martirio di questi piccoli cristiani?
Così i gerarchi conciliari, da buoni fratelli minori, non fanno altro che imitare i loro fratelli maggiori, procurando un secondo martirio a questi Santi Fanciulli.

Fermiamo questa empietà!

Davanti al progetto di eliminare il culto pubblico del Beato Lorenzino invitiamo i lettori a indirizzare al vescovo di Vicenza e al parroco di Marostica delle lettere di protesta, sollecitando il mantenimento del culto multi secolare al Martire in ossequio alla verità storica e alla fede cristiana. Le lettere potranno essere indirizzate a:

S.E.R. Mons. Nonis
Curia Vescovile 36100 - Vicenza e al:
M.R. Parroco
Chiesa S. Maria Assunta 36063 Marostica (VI).

La bella orazione del Postcommunio della Messa propria del Beato Lorenzino ci aiuti a impegnarci con fiducia e fermezza per la difesa della religione cattolica dagli assalti dei suoi nemici esterni ed interni:
"O Dio, per il cui disprezzo gli empi giudei inflissero un genere di crudelissima morte all'innocente fanciullo e martire Lorenzino, concedi ai tuoi fedeli che venerano piamente la Sua memoria in terra, di conseguire il frutto della Tua passione in cielo" (34).

NOTE:

(1) Mons. G. Ronconi, "Il Beato Lorenzino da Marostica nella Storia e nel Culto", Tip. Ars et Religio, Vedelago (TV) 1954.
(2) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 10 (3) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 11 (4) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 11 (5) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 12. (6) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 13. (7) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 13. (8) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 14.
(9) Don G. Pavani, "S. Domenichino del Val, Chierichetto Martire ", Ed. Piccolo Clero, Parma 1963. (10) Don G. Pavani, op. cit., pag. 18.
(11) "La morale giudaica e il mistero del sangue", in La Civiltà cattolica , serie XV, vol. V, fase. 102 del 12 gennaio 1893, pag. 269 e seguenti.
(12) Mons. Umberto Benigni, "Storia sociale della Chiesa", ed. Vallardi, Milano 1922, vol. IV, t. I, app. III, pag. 369 e seguenti.
(13) Don G. Pavani, op. cit., pag. 42.
(14) Per il martirio di S. Simonino rimandiamo alla lettura della "Storia del Beato Simone da Trento, compilata sui processi autentiti istituiti contro gli Ebrei e sopra altri documenti contemporanei dal Sac. Giuseppe Divina - Parroco di S. Pietro - Canonico Onorario della Cattedrale di Trenta ", Trento 1902, Tip. Ed. Artigianelli, Vol. 1 e II.
(15) Albert Monniot, "Le crime rituel chez les les Juifs", Paris Terqui 1914, pag. 146

(16) Henri Desportes, "Le mystere du sang chez les Juifs de tous les temps", Paris Savine 1890, pag. 105.
(17) Albert Monniot, op. cit., pag. 159.
(18) Chi fosse tentato a rifiutare l'evidenza storica può riflettere anche sulla notizia riportata dai maggiori quotidiani nazionali (non sospetti di antisemitismo) della strage nella moschea di Hebron lo scorso anno in occasione della festa ebraica del Purim ad opera del terrorista giudeo B. Goldstein. repubblica del 4.03.94 scriveva: "Per i coloni più fanatici è tutto scritto nei sacri testi. Massacrando decine di nemici inginocchiati in preghiera il dottor Goldstein non ha fatto altro che tradurre nella realtà il precetto di Dio... " e cioè sacrificare degli uomini proprio il giorno del Purim. Il Corriere della Sera del 4.03.95 ricordava inoltre che "Nel '92, a due anni dalla strage della spianata del Tempio, 20 arabi uccisi e 20 feriti, il bollettino ciclostilato del Kach era uscito con un editoriale dal titolo <Al posto di settanta buoi>, ricordando appunto i settanta buoi che venivano sacri reati durante la festa del Succot. I buoi, in questo caso, erano i dimostranti palestinesi ". Su Il Corriere della Sera del 4.03.1994 si legge inoltre che il Goldstein, di professione medico, durante la guerra del Libano "si rifiutò categoricamente di curare i non ebrei".
(19) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 16.

(20) Mons. G. Ronconi, op. cit- pag. 17.

(21) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 17.

(22) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 18.

(23) Mons. G. Ronconi, op. cit- pag. 28.

(24) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 29.

(25) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 33.

(26) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 37.

(27) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 60.

(28) Jesus, gennaio 1995, pag. 66.
(29) Le Chardonnet, N. 54 - Marzo 1990.
(30) Kaplan Gottfried Melzer, "Das selige Kind Andreas von Rinn", Durach 1989, pag. 83.
(31) Di Nola, "Antisemitismo in Italia 19621 1972 ", Vallecchi Editore 1973, pag. 168.
(32) Il Corriere della Sera del 21.07.1990.
(33) Shalom, luglio/agosto, M. Nardello, Il presunto martirio del beato Lorenzino Sossio da Marostica, in Archivio Veneto, serie V, vol XCV, 1972

(34) Mons. G. Ronconni, op. cit. pag. 56.